mercoledì, settembre 19, 2007

L'albergo delle donne tristi

Titolo: L'albergo delle donne tristi
Autore Marcela Serrano

A Chiloè, un isola a sud dell’arcipelago del Cile, si trova un albergo molto particolare che offre ristoro a donne accomunate da un sentimento di fondo: la tristezza. Attraverso una serie di attività comuni ed individuali e soprattutto attraverso la catarsi, queste donne si liberano della loro tristezza e fanno ritorno alle loro case per riprendere la vita di sempre ma con uno spirito diverso.

Ma perché queste donne sono tristi? Il motivo sembra essere sempre lo stesso: gli uomini. Uomini che abbandonano le loro mogli per andare a vivere con donne più giovani; uomini che non si preoccupano neppure di mantenere i propri figli; uomini sempre più in difficoltà nei confronti della posizione della donna che diventa ogni giorno più forte.

Le donne infatti non sono più come un tempo. Oggi le donne studiano, lavorano, hanno carriere brillanti e ruoli di potere nella società; oggi le donne, nei rapporti con gli uomini, sono più decise, non aspettano il corteggiamento ma si fanno avanti, e anche nel sesso pretendono avere un ruolo da protagonista. Per questo gli uomini si sentono spiazzati, confusi, incapaci di agire di conseguenza: da un lato vedono messo in discussione il loro potere e dall’altro non sanno come comportarsi per adattarsi a questa nuova condizione.

Protagonista di questo romanzo è Floreana, studiosa di storia ed autrice di alcuni libri, che finisce in questo albergo per dimenticare 2 episodi che la rendono particolarmente triste: la morte prematura della sorella minore a causa di un tumore e l’ennesimo abbandono da parte di un uomo con conseguente decisione di votarsi per sempre alla castità. Ma le intenzioni non sempre poi trovano riscontro con la realtà e ben presto Floreana si troverà a dover mettere fortemente in discussione il suo buon proposito.

Lo stile della Serrano è fluido e scorrevole come sempre, tuttavia c’è un senso di tristezza che avvolge ogni pagina di questo libro e lo rende veramente pesante. Certo visto le premesse del titolo non ci si poteva di certo aspettare un libro comico o in qualche modo divertente, però questa tristezza che finiamo quasi per toccare con mano è una tristezza intrappolata in se stessa, che quasi si compiace delle sue tragiche sfumature e non vuole trovare una via di fuga. Floreana poi non fa altro che piangersi addosso, autocommiserarsi, togliere ogni pregio alla sua persona per attribuirlo alla fortuna e al caso. Ben presto si accorgerà di non essere l’unica persona al mondo ad avere subito la “cattiveria” degli uomini perché l’albergo è pieno di donne che hanno storie anche più strazianti della sua. E ben presto si accorgerà che la cattiveria non è solo degli uomini, ma anche delle donne che sanno manipolare gli uomini a loro piacimento per il semplice gusto di fare del male.

L’unico vero motivo che alla fine spinge il lettore ad arrivare alla fine del libro è l’esito di una storia d’amore troppo combattuta ed imprigionata in mille paure e problemi.

Il finale è scontato .



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martedì, settembre 18, 2007

Gli Incredibili

Una normale famiglia di supereroi

U.S.A 2004
Di Brad Bird
Voci di: Brad Bird, Holly Hunter, Samuel L. Jackson

Come è difficile essere normali, specie quando normali non lo si è affatto. I Parr, almeno nelle apparenze, sono una tranquilla famigliola americana: Bob fa l’assicuratore mentre Helen cresce gli irrequieti figlioletti, Violetta, Flash e Jack Jack. Un quadretto familiare abbastanza delineato e standardizzato. In realtà i Parr sono dotati di super poteri che, tuttavia, sono costretti a nascondere perché il mondo non li accetta. E così, alle frustrazioni tipiche di ogni essere umano, come i problemi sul lavoro, i figli che litigano, i chili di troppo e la macchina che non va più bene, si aggiungono le frustrazioni derivate dall’impossibilità di essere se stessi. Se poi ci aggiungiamo il ricordo delle gesta passate, quando Bob (Mr. Incredibile), insieme ad Helen (Elasticgirl) e a tanti altri amici, sgominavano bande di criminali e salvavano la gente da mille pericoli, ecco che la quotidianità e la normalità diventano una condizione troppo pesante da mandare avanti. Ci vorrà il cattivo di turno, con le sue turbe mentali e le manie di grandezza a scombinare la tranquillità e a ricreare le condizioni di avventura necessarie per richiedere l’intervento dei supereroi.

“Gli incredibili” è il primo film della Pixar che ha come protagonisti degli umani. Il tema dei supereroi è molto caro agli americani, che ne hanno fatto un elemento di culto prima nel mondo del fumetto e poi in quello del cinema. Del resto la lotta tra bene e male ha sempre caratterizzato ogni produzione made in U.S.A., segno di una cultura che predilige molto i valori morali (l’integrità, l’onestà, la famiglia, l’amicizia) ma che risente troppo di manie di grandezza fin troppo evidenti. La storia, tra l’altro ben costruita, ha come intento quello di descrivere il mondo dei supereroi in modo più ironico e divertente, cercando di “umanizzarli” e di vederli alle prese con i piccoli problemi quotidiani. Il film, nonostante si tratti di un cartone animato, offre notevoli spunti di riflessione. Primo fra tutti il problema della diversità, con tutte le problematiche del caso a cui va incontro chi sa di uscire fuori dallo standard.

Da ciò ne consegue l’incapacità di accettarsi e il desiderio di cambiare la propria natura, sforzandosi invano e finendo per essere dei disadattati. Singolare, in tal senso, è il breve lungometraggio che precede il film, in cui una capretta prima si sente a disagio in mezzo agli altri, poi finisce per accettarsi e saltare allegramente fra le montagne. Come tutti i film di animazione che si rispettino, particolare importanza è stata data alla scelta delle voci. Nel cast americano spiccano i nomi di Holly Hunter e Samuel L. Jackson; in Italia, tra i nomi di spicco, ritroviamo Laura Morante che da voce ad Helen e Amanda Lear che da voce ad Edna, eccentrica stilista che veste i supereroi. Una curiosità: il personaggio di Edna è in realtà ispirato a Edith Head, costumista di moltissime produzioni. Un cartone animato che diverte sia bambini che adulti, senza cadere nella banalità.
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martedì, settembre 11, 2007

Carmen Consoli la cantantessa delle emozioni

La prima volta che l’ho sentita cantare dal vivo è stato nel lontano 1996. Il teatro Metropolitan di Palermo era gremito in ogni suo posto ed il pubblico attendeva con febbricitante attesa il concerto di Raf. Ma poco prima del concerto, da dietro le tende, comparve una ragazza con i pantaloni neri e la camicia verde, sola con la sua chitarra e senza neppure un palco. La riconobbi: era Carmen Consoli. Di lei si sapeva ancora poco: un apparizione a Sanremo e, nonostante il favore della critica, il successo del pubblico era ancora piuttosto lontano. Cantò 3 pezzi, con una grinta ed una rabbia in corpo impressionanti. Era come se lì davanti ci fosse l’uomo che per anni l’aveva fatta soffrire e lei le stava vomitando addosso tutto l’odio che aveva dentro. Certo che ne aveva di fegato la ragazza: non ebbe nessun timore reverenziale, non manifestò alcuna emozione nel cantare davanti ad un pubblico che stava aspettando un altro artista e tenne il palco con dignitoso distacco.

Poi nel 1998, dopo “Due parole” e “Confusa e felice”, uscì il suo terzo album, “Mediamente isterica”, e arrivò la consacrazione. L’album denunciava una certa maturità sia nei testi che nelle musiche: c’era la grinta e la rabbia di sempre, ma c’era anche una evidente femminilità ed una non indifferente sensualità che rendevano i suoi brani un mix esplosivo di passionalità e trasporto. Le parole non erano tenere, le storie che cantava denunciavano illusioni e tradimenti e le musiche erano forti e decise. Il tutto ovviamente accompagnato dalla sua voce inconfondibile e tagliente.

Non lo nego, era la mia cantante preferita. Diciamo anche che incontrò il mio favore perché a quel tempo stavo vivendo anche io una fase di rabbia esplosiva che tendeva ad uscire fuori e di femminilità che si manifestava poco alla volta nei miei stessi gesti. Sono andata a vederla cantare nuovamente dal vivo, ai Cantieri Culturali della Zisa, ed ho fatto un bagno di energia pura, assieme agli altri suoi fan.

Ma nel 1999 accadde qualcosa: il preludio alla svolta. Si presentò a Sanremo con il brano ”In bianco e nero”, dedicato alla madre e per la prima volta non c’era rabbia nei suoi testi, anzi, sembrava un ritorno sui propri passi. Questa volta Carmen non ce l’ha con qualcuno, ma anzi fa un analisi interiore del suo comportamento e si pente di tutte quelle volte in cui non ha ascoltato la madre e l’ha sentita per questo lontana. È un cambiamento radicale. Quella canzone non mi è mai piaciuta, forse perché mi aspettavo la Carmen graffiante di sempre ed invece mi trovavo di fronte ad una Carmen più rabbonita.

Quell’album, “Stato di necessità”, mostrava ancora tracce della sua rabbia in qualche brano, ma la canzone più bella, forse la sua più bella in assoluto, è “L’ultimo bacio”, colonna sonora dell’omonimo film. Una canzone struggente che parla di un ultimo bacio tra violini suonati dal vento e questa volta a tagliare l’anima è “il senso spietato di un non ritorno”. C’era una nuova Carmen adesso, una Carmen più dolce, più sensibile e più propensa ad esplorare nuove emozioni.

Nel 2002, a distanza di 3 anni dall’ultimo album di inediti, esce “L’eccezione”. È un album che non mi piace perché non mi rivedo più nei suoi testi. Carmen ha intrapreso un percorso diverso dal mio che ancora resta ancorato a retaggi di rabbia interiore che non smette di uscire. Adesso lei parla di rinunce, parla di ferite alle quali si reagisce con la malinconia mentre l’introspezione dei primi tempi oramai sembra così lontana.

Ignoro quasi del tutto l’ultimo album del 2006, “Eva contro Eva”, di cui ascolto sfuggevolmente qualche brano alla radio. Ma a marzo del 2007 Carmen Consoli approda nuovamente al Metropolitan, con un doppio concerto tutto suo e per fare felice il mio fidanzato gli regalo 2 biglietti per lo spettacolo. Eccoci di nuovo qua, al Metropolitan, come 10 anni fa, ma stavolta il pubblico è venuto per lei, per ascoltare la “Cantantessa” e per cantare a squarciagola le sue canzoni. Canta molti dei suoi brani più recenti che io non conosco e i più vecchi sono riarrangiati in chiave più teatrale. C’è poco spazio per la chitarra elettrica che un tempo faceva da padrona alla sua musica, ma questi nuovi arrangiamenti danno un’aria più “gitana” alle sue canzoni e l’atmosfera è molto bella. Lei poi è bravissima, sa tenere il palco, sa coinvolgere e soprattutto trasuda sicilianità in ogni atteggiamento. Una sicilianità che mostra con orgoglio, senza ostentazioni, senza forzature ma in modo del tutto naturale e che si fonde con la sua sensualità. È cambiata Carmen, adesso è una donna, una bella donna, e soprattutto è una grande artista.

A settembre si ripete, ma stavolta a piazza Magione, in un concerto gratuito offerto dalla Provincia. L’atmosfera è diversa da quella più raccolta ed intima del teatro, l’ambiente è più dispersivo ma lei interpreta lo stesso le sue canzoni con la forza e l’armonia che la contraddistinguono ed il pubblico numerosissimo ne resta ammaliato. Ed anche io in qualche modo ho “ricucito” il mio rapporto con la sua musica. I suoi nuovi brani non mi sembrano più così lontani da me, anzi li apprezzo e ne so cogliere le sfaccettature. Non canta più delle sua rabbia ma di storie di altre persone, storie di personaggi coraggiosi e un po’ anticonformisti (come lei), che nonostante tutto vanno avanti ed aspettano qualcosa…

Sì, il mio rapporto con la musica di Carmen Consoli si è ricucito perché Carmen Consoli canta da sempre le emozioni e ci riesce benissimo.


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venerdì, settembre 07, 2007

Correndo con le forbici in mano

Quando qualche mese fa avevo visto il trailer in tv avevo avuto l’impressione di una commedia brillante e molto fuori dal comune, capace di uscire fuori dagli schemi e proiettare lo spettatore per due ore in un mondo surreale e lontano ma allo stesso tempo vicino al nostro. Insomma un piccolo capolavoro mascherato da film di secondo ordine. Tuttavia per svariate ragioni non sono riuscita a vederlo al cinema. Ieri sera ero molto stanca e l’idea di uscire non mi aggradava più di tanto. L’unica cosa che poteva salvare la serata era affittare un film e così sono scesa al distributore più vicino. Rovistando tra i titoli sparsi sul touch screen alla fine è saltato fuori questo film che avevo dimenticato e così, ripensando all’entusiasmo di qualche mese fa, sono tornata a casa pensando di avere tra le mani qualcosa di molto interessante.

Fin dalle prime scene si capisce che c’è molta ironia nella trama anche se il ritmo è piuttosto lento. Ma è solo l’inizio, penso io, tra poco accadrà qualcosa di sconvolgente e la trama prenderà più velocità. E di cose sconvolgenti ne accadono davvero tante, credetemi, anche troppe ma il ritmo rimane lento e soprattutto molto, molto, molto fuori dal comune….

Il protagonista della storia è il giovane Augusten (che poi è l’autore del romanzo autobiografico da cui è tratto il film) che vive in una famiglia piuttosto problematica: il padre è un alcolizzato e finge di non avere un figlio; la madre è ossessionata dall’idea di diventare una scrittrice famosa ma si sente oppressa dal marito, e si affida totalmente alle cure del dottor Finch, uno psichiatra molto sui generis. Alla fine Augusten verrà abbandonato dalla madre e adottato dai Finch che lo accoglieranno nella loro strampalata casa.

Tutti i personaggi che ruotano attorno ad Augusten sono fuori di testa! A cominciare proprio dal dottor Finch che affronta la psicologia con un metodo del tutto personale e che legge messaggi subliminali persino nelle sue feci. Sua degna discepola è la figlia Hope che segue i consigli che il suo gatto le da durante il sonno. Di tutt’altra pasta è l’altra figlia Natalie che nella psicologia vede solo la manipolazione della gente per i propri scopi. A completare il quadro agghiacciante della vicenda ci sono la signora Finch, madre affettuosa che passa le giornate a vedere film dell’orrore e mangiare croccantini per cani, e il figlio adottivo Neil, gay e anche lui ossessionato dall’arte. In questa casa si vive alla giornata, senza programmi, perché tutto deve essere guidato dall’ispirazione quando arriva. E poco importa se a nessuno negli ultimi 2 anni non è venuta l’ispirazione di togliere l’albero di Natale o pagare le tasse.

Tutto materiale che potrebbe far pensare ad un film comico molto divertente, ma dopo 2 ore di proiezione in cui le labbra si sono mosse solo per sbadigliare viene da chiedersi: ma quando si ride in questo film?

Alla fine il sonno prende il sopravvento e così a stento comprendo la fine che faranno tutti i personaggi, con le loro scelte tanto impensabili quanto realizzabili.

Ma in qualche modo sono riuscita a cogliere la morale di questa storia (sempre che ci fosse davvero una morale da cogliere), ed ovvero quanto sia fragile la mente umana e quanto siamo facilmente suggestionabili da parole ed eventi. A volte abbiamo dei sogni ma non riusciamo a realizzarli e le motivazioni possono essere tantissime. È molto più facile dare la colpa agli agenti atmosferici, ai genitori che non ci hanno mai capiti e che ci hanno abbandonati, ai mariti troppo distratti che ci trascurano o ci opprimono, ad un mondo infame e bastardo, e a tutto il resto. Ma alla base di ogni malessere c’è l’ossessione, e l’ossessione porta solo verso la follia..

venerdì, agosto 31, 2007

La lunga estate calda

Dicevano che sarebbe stata l’estate più calda di tutti i tempi, come naturale conseguenza di un inverno fin troppo mite e di un innalzamento delle temperature medie stagionali che ormai da anni procede con ritmo incalzante. Ed effettivamente il caldo non è stato per nulla clemente, anzi i picchi di temperature toccate sono più che sconvolgenti. Eppure personalmente non mi sento di dire che questa estate sia stata così tremenda.

Abbiamo avuto un’ondata di caldo a giugno, quando il termometro ha abbondantemente superato i 40° e il consumo esagerato dei condizionatori ha fatto saltare il sistema di distribuzione di energia elettrica, forse troppo impreparato a gestire una situazione simile. Poi tutto è rientrato nella norma ed abbiamo vissuto un clima estivo regolare.

Poi abbiamo avuto un’altra ondata di caldo a luglio ma stavolta l’energia elettrica non è venuta a mancare e dopo pochi giorni ancora una volta tutto è rientrato nella norma.

E stiamo vivendo un altro periodo infuocato in questi giorni, a causa del vento di scirocco che ha portato aria calda ed afa. I metereologi assicurano che a breve anche questa ondata finirà e torneremo nella norma.

L’allarmismo quindi sollevato prima dell’estate forse era un po’ esagerato. Da come ci era stata prospettata la situazione avremmo dovuto vivere in un clima di caldo afoso per tutti i tre mesi estivi, quando in realtà, a parte i tre picchi di caldo sopra citati, l’estate si è consumata regolarmente, come tutte le estati. Allora mi chiedo: perché creare tanti allarmismi? Perché ci prospettano sempre una situazione disastrosa e senza rimedio?

Un recente sondaggio ha decretato che la maggiore preoccupazione della popolazione italiana è l’instabilità del clima e le sue drammatiche conseguenze. Forse è vero che la natura è impazzita, forse è vero che succedono cose strane, ma nessuno fino ad ora è riuscito a spiegarle in modo corretto, e più che dell’instabilità del pianeta mi preoccuperei delle informazioni allarmistiche che ci vengono sciorinate quotidianamente. È come se qualcuno ci godesse a farci stare tesi sulla corda dell’incertezza.

Ciò che invece mi desta maggior preoccupazione è il numero di incendi e le devastazioni che ne conseguono. Fino a qualche anno fa gli incendi si “limitavano” a bruciare ettari di boschi ma senza quasi mai intaccare le abitazioni. Da quest’anno invece molte case sono state distrutte, molte persone uccise e l’esempio della Grecia è forse il più emblematico. È come se la piromania si stesse diffondendo come una malattia infettiva e inducesse la gente a seguire le gesta di “colleghi” incendiari. Siamo arrivati all’assurdo: qualche giorno fa un tizio ha dato fuoco alla sua stanza d’albergo perché la sera precedente gli avevano servito una cena poco gradevole.

Ci sono i piromani che agiscono con scopi ben precisi, ma ci sono anche i pazzi. E questo è veramente preoccupante perché andiamo incontro ogni volta a stragi e distruzioni sempre più gravi.

Mi auguro che si faccia qualcosa per fermare questo massacro…



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martedì, agosto 28, 2007

Noto: una vacanza tra mare e cultura

Una zona incontaminata...
Forse fra qualche anno anche il cosiddetto “progresso” arriverà da queste parti portando con sé una buona dose di turismo di massa, ma per il momento la zona di Noto e dintorni, in provincia di Siracusa, resta un piccolo angolo di paradiso incontaminato, dove trascorrere delle vacanze rilassanti e culturali allo stesso tempo. Non è semplicissimo arrivare da queste parti: partendo da Palermo si percorre l’autostrada per Catania; una volta giunti al capoluogo etneo si prosegue per Siracusa fino a Cassibile, dove si interrompe l’autostrada e a questo punto ci aspettano 21 km di curve…
21 km di strada statale delimitata dai caratteristici muri a secco (realizzati con blocchi di pietre squadrate e poggiate le une sulle altre senza cemento o malta) e circondata da infinite campagne ancora selvagge ed aspre. Sparsi su questi terreni si trovano distese di coltivazioni di uva e pomodorini. Dopotutto siamo nella terra del pomodoro ciliegino di Pachino e del vino Nero d’Avola!

Il mare
Le spiagge, prevalentemente sabbiose, sono molto belle ed ideali per chi predilige la natura incontaminata e pulita alle spiagge attrezzate e affollate. Come non restare incantati di fronte alla Riserva Naturale di Vendicari, che va da Noto a Pachino, e che si presenta come una oasi di pace e tranquillità? La riserva è formata da una vasta pianura, caratterizzata dalla presenza di 3 grandi pantani di acqua salmastra, vero e proprio ristoro per gli uccelli migratori che vi fanno rotta nella stagione invernale, e da km di costa con acque caraibiche di rara bellezza.
Come per tutte le riserve naturali, raggiungere le spiagge non è semplice ed immediato, ma l’eventuale fatica è ampiamente ricompensata dalla bellezza. Mettete seriamente in conto che vi ci vorrà parecchio tempo prima di richiudere la bocca dallo stupore e non potrete fare a meno di costatare, per l’ennesima volta, che la natura è sicuramente la più grande artista in assoluto, capace di fondere armonia, bellezza e perfezione in un unico scenario. Una delle spiagge più accessibili è quella di San Lorenzo, la più a sud, caratterizzata da sabbia chiara e acqua cristallina. Ma la più bella è quella di Calamosche, raggiungibile dopo un lungo percorso a piedi di circa 20 minuti, che però apre le porte ad uno scenario fantastico.
Scendendo lungo la costa si incontrano altre spiagge interessanti, come Marzamemi con la sua suggestiva tonnara e Portopalo di Capopassero con la sua isoletta raggiungibile anche a nuoto. Ma la più interessante fra tutte le spiagge è sicuramente l’Isola delle Correnti, ovvero il punto più a sud di tutta l’Italia. In questa punta mar Ionio e mar Mediterraneo si incontrano, creando un fantastico gioco di acque: infatti, a seconda delle correnti, è possibile notare un litorale con acqua calma e piatta e un altro litorale con mare mosso. Per le sue caratteristiche questo posto è una meta ambita da chi pratica windsurf. L’isoletta, collegata alla terra ferma da una lingua di sabbia, è raggiungibile a piedi. Unico inconveniente il vento molto forte che impedisce anche di sdraiarsi sulla spiaggia. Ma se così non fosse non si chiamerebbe Isola delle Correnti!


Arte e cultura: il Barocco in Sicilia
Una vacanza in questa zona offre, oltre alle bellezze naturalistiche, anche altre bellezze di natura artistica da non sottovalutare. La cittadina di Noto, patrimonio dell’UNESCO, è un piccolo gioiello barocco che deve, paradossalmente, la sua bellezza al terremoto che nel 1693 la rase al suolo assieme a tutti i paesi circostanti. Migliaia morirono all’epoca e si fece molto per ricostruire la città in tempi brevi, a circa 4 km dal vecchio centro abitato. Lungo il viale principale di Noto, Corso Vittorio Emanuele, è possibile ammirare parecchie chiese interessanti, tra le quali spiccano il Duomo con la sua lunga e larga scalinata, il complesso benedettino composto dalle chiese di S. Salvatore e S. Chiara, la chiesa di S. Carlo e la chiesa di S. Domenico. Provate a passeggiare lungo questo viale la sera, con tutti gli edifici illuminati, i negozietti aperti e gruppi folkloristici che eseguono canti popolari siciliani ed avrete l’impressione di trovarvi in una capitale europea!
La città di Noto si caratterizza anche per delle importanti manifestazioni, come la festa di S. Corrado il 19 febbraio (accompagnata da una bella e coinvolgente processione) e l’infiorata che si tiene la terza domenica di maggio. Durante l’infiorata, in via Nicolaci, vengono composti dei mosaici con i petali dei fiori, creando delle composizioni molto belle e attirando migliaia di turisti. Ma se per caso, durante un caldissimo pomeriggio di agosto, vi capita di notare gruppi di persone che percorrono a piedi scalzi la statale, sotto il sole cocente, non vi preoccupate, non sono dei folli o dei malati di mente fuggiti da un manicomio, ma semplicemente devoti a S. Corrado e disposti a questa estenuante fatica per ricompensare il santo patrono dopo avere chiesto una grazia!
Altri luoghi da visitare in zona sono: Modica, Ragusa Ibla, Palazzolo Acreide, Sortino, Buscemi, i laghetti di Cavagrande e tanto altro ancora. Se poi amate il cioccolato, allora non potete non fare un salto all'antica cioccolateria Bonajuto che vi offrirà cioccolato squisito e aromatizzato...
Insomma un luogo ideale dove è difficile annoiarsi e dove ci si può stupire ogni istante sempre di più. Perché la Sicilia è una terra bella ed ancora selvaggia e racchiude in sé un patrimonio immenso che si va scoprendo poco alla volta.
Dove vi conviene alloggiare? Io vi consiglierei il B&B Sierra Vento che si trova su una collinetta a 10 minuti dal centro di Noto. Lontano dal caos, da questa collinetta è possibile ammirare un panorama mozzafiato che si prospetta davanti a tutta la costa e alla città. Da qui poi è abbastanza semplice raggiungere tutti i punti sopra citati e grazie alle indicazioni e ai preziosissimi consigli di Vincenzo ed Antonella, sarà ancora più semplice raggiungerli senza perdersi. Perché in questa zona i cartelli stradali non funzionano sempre al 100%...


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giovedì, luglio 12, 2007

Harry Potter e l'Ordine della Fenice

Genere: avventura
Durata: 142 minuti
Regia: David Yates
Cast: Daniel Radcliffe, Emma Watson, Rupert Grint, Jason Isaacs, Helena Bonham Carter, Robbie Coltrane, Ralph Fiennes, Michael Gambon, Brendan Gleeson, Gary Oldman


Tempi duri per il mondo della magia. Lord Voldemort, il signore oscuro, è tornato ed è pronto a radunare il suo esercito per prendere possesso del potere che aveva un tempo. Avevamo infatti lasciato Harry Potter, al termine de “Il calice di fuoco”, reduce dal faccia a faccia con il mago che ha cambiato il suo destino, tornato in vita grazie ad una magia nera. Ma il mondo della magia, memore di quanto accaduto 14 anni prima, non è pronto per accettare una notizia simile ed è per questo che il ministero intraprende una campagna diffamatoria contro Harry Potter e contro Silente, rei di voler impaurire inutilmente la gente per i loro scopi. Questa volta Harry Potter dovrà combattere contro un nemico ben peggiore di quanto potesse aspettarsi: la maldicenza. Saranno in molti a non credergli e a crederlo un pazzo, ma i suoi amici saranno sempre al suo fianco ed è in loro che troverà la forza ed il coraggio per andare avanti e per continuare la sua battaglia.
“Harry Potter e l’Ordine della Fenice” è il quinto episodio della serie più fortunata e seguita di tutti i tempi, l’episodio più oscuro, il più tetro, il più complesso. Ma se il romanzo risulta essere a tratti troppo lungo e farraginoso, il film è riuscito a snellire di molto la trama, rendendola molto più fluida e leggibile, anche se molte parti sono state ignorate ed alcuni personaggi e situazioni sono saltati o appena accennati.
Accanto ad Harry ritroviamo gli amici di sempre: gli inseparabili Ron ed Hermione, i migliori amici di Harry; i gemelli Fred e Gorge Weasley, ideatori di una serie di scherzi che vendono ai ragazzi della scuola; Ginny Weasley, non più la bambina timida del secondo episodio; Neville Paciock, imbranato ed ingenuo, che confesserà ad Harry la verità sui suoi genitori; Cho Chang, il primo amore di Harry ed anche la ragazza a cui darà il suo primo bacio; e Luna Lovegood, una ragazza un po’ strana e lunatica che però si rivelerà un’amica fedele e simpatica. Insieme ad altri amici formeranno l’esercito di Silente, per prepararsi ad affrontare le terribili cose che stanno per accadere.
Ma gli adulti non stanno a guardare e così fondano L’Ordine della Fenice, un’associazione che combatte contro Voldemort e contro i suoi seguaci, i Mangiamorte. A proteggere Harry questa volta, oltre a Silente, c’è anche Sirius Black, il padrino di Harry, costretto a nascondersi perché ritenuto un pericoloso assassino. Sirius è l’unico legame di parentela positiva che rimane ad Harry, ed anche l’unico che ha conosciuto molto bene i suoi genitori. I suoi consigli e la sua presenza saranno di continuo conforto. Dall’altro lato si introduce un nuovo e buffo personaggio: Dolores Umbridge, una donna mandata dal ministero per inquisire tutto ciò che viene fatto ad Hogwarts. La Umbridge è l’esatta contrapposizione di Silente e con i suoi metodi retrogradi tenterà di trasformare la scuola in un tribunale dell’inquisizione dove tutto è vietato, persino fare magie di difesa, poiché non c’è nulla da cui difendersi.
Non mancheranno le scene mozzafiato e spettacolari, tra le quali segnaliamo il volo notturno con le scope a Londra, l’uscita di scena dei gemelli Weasley e il combattimento finale che non lesinerà una dolorosa perdita.
Con questo episodio si ribadisce sempre di più che il tempo dei giochi, dei divertimenti e degli scherzi è ormai finito. La vita di Harry non è mai stata semplice ed ogni anno è stato costretto ad affrontare delle dure prove, ma da adesso in poi nulla sarà come prima perché il male sta prendendo il sopravvento e il destino di Harry è sempre più legato a quello di Voldemort.



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giovedì, giugno 28, 2007

Che ne sarà di noi

Quando andavo alle elementari la maestra proponeva temi che avevano come argomento principale l’inquinamento della terra e le conseguenze di esso sulla nostra vita. Erano anni difficili quelli: il terrorismo in Italia mieteva tante vittime, la gente moriva allo stadio per vedere una partita e a Chernobyl una centrale nucleare esplodeva, spargendo sul mondo intero le sue radiazioni assassine. Anche se tutto questo era accaduto molto lontano da noi, si consigliava di non bere il latte e di non mangiare verdure, e si monitoravano i movimenti della nube tossica.

Le notizie del telegiornale non erano confortanti. Al di là della nube tossica c’erano altri problemi da fronteggiare, come l’imminente fine del petrolio, l’effetto serra, l’innalzamento delle temperature, l’aria inquinata, le foreste disboscate e il deserto che avanzava. Tutto ciò dipingeva un futuro assai difficile, per non dire quasi improbabile, in cui avremmo vissuto su un pianeta in disfacimento continuo. La panacea di tutti i mali sembrava essere la sensibilizzazione al buon senso e al rispetto per la natura. In poche parole sarebbe bastato ridurre l’uso delle automobili e degli spray deodoranti per migliorare sensibilmente la situazione. Ma ben poco migliorava e mi prendeva uno stato di angoscia tale che guardavo quasi con disprezzo chi continuava a vivere tranquillamente come se niente fosse. Come si poteva sposarsi, avere dei figli e programmare il futuro sapendo che presto la catastrofe ci avrebbe assaliti? Come pensare di vivere su un pianeta in cui l’aria era irrespirabile, le temperature insopportabili e l’acqua inesistente? Angoscia, terrore, paura e sgomento sono solo alcune delle sensazioni che ricordo.

Sono passai 25 anni da allora eppure niente è migliorato. Anzi tutto è peggiorato: le automobili sono aumentate a dismisura; le foreste stanno scomparendo sia a causa del disboscamento che degli incendi estivi; il petrolio non è affatto finito anzi sembra una fonte inesauribile che ci tiene in uno stato di schiavitù; le navi petroliere affondano al largo e spargono i loro liquidi sul mare, uccidendo flora e fauna; i ghiacciai si sciolgono repentinamente ed ogni anno centinaia di spiagge spariscono a causa dell’innalzamento delle acque; le alluvioni trasformano in acquitrini centinaia di centri abitati; gli uragani cancellano intere città; le temperature sono sempre più calde ed insopportabili; il clima sembra impazzito e gli sbalzi di temperatura sono all’ordine del giorno. Che cosa sta succedendo? Dove andremo a finire? Perché non si fa niente per migliorare la situazione? E soprattutto, possiamo fare davvero qualcosa per migliorare la situazione?

Alcuni studiosi sostengono che l’inquinamento atmosferico c’entri poco con la situazione che stiamo vivendo. Il nostro pianeta, in miliardi di anni di vita, ha subito tanti cambiamenti e, come ci sono state le ere glaciali, allo stesso tempo ci sono stati i periodi di surriscaldamento. E tutto ciò è avvenuto in modo graduale, nel corso di migliaia di anni. È a causa di questi eventi così catastrofici che molte razze di animali si sono estinte (vedi i dinosauri), mentre altre hanno subito dei cambiamenti necessari per adattarsi alle nuove condizioni climatiche. Se così fosse, allora noi che cosa possiamo fare? Poco e niente, perché fermare il corso della natura è praticamente impossibile.

Tuttavia la certezza della causa di questo strano periodo non la sapremo mai.

Non facciamo altro che dire “Non ci sono più le mezze stagioni” perché si passa dal caldo al freddo in modo repentino, eppure Leopardi, nel suo Zibaldone, già manifestava questo problema e a quel tempo l’inquinamento non c’era! A cosa dobbiamo credere allora? Perché nessuno ci da risposte serie e concrete? Perché siamo costretti a vivere in questo perenne stato di precarietà?



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Pirati dei caraibi ai confini del mondo


Genere
avventura
Durata
168 minuti
Regia
Gore Verbinski
Cast
Johnny Depp, Orlando Bloom, Keira Knightley, Geoffrey Rush, Jonathan Pryce, Bill Nighy, Chow Yun-Fat, Tom Hollander, Stellan Skarsgård, Kevin R. McNally, Mackenzie Crook, Lee Arenberg, Martin Klebba, Keith Richards, Naomie Harris
Produzione
USA 2007

Belli sicuramente non sono, con i loro volti solcati dal sole e dal sale delle acque dei mari dei Carabi, i capelli increspati e sudici, i denti anneriti e molteplici cicatrici a ricordare battaglie precedenti: sono loro, i pirati dei Carabi, sempre alla ricerca di nuove avventure. Questa volta i nostri eroi partono verso mari sperduti, oltre i confini del mondo, per salvare Jack Sparrow, intrappolato nello scrigno di Davy Jones a seguito di un debito pagato, e la sua nave, “La Perla Nera”. Ma i pirati si sa, sono volubili e poco attendibili, e nessuno di loro parte per questa impresa senza un secondo fine che vada ben oltre il desiderio di salvare il pirata più simpatico e stravagante dei mari.
La tendenza ad una trama fitta ed articolata l’avevamo già notata nell’episodio precedente, “Pirati dei Carabi alla ricerca del forziere fantasma”, ma in questo nuovo capitolo la tendenza è diventata una certezza. Molta la carne al fuoco: oltre al salvataggio di Jack si mescolano altri interessi, come sconfiggere Lord Beckett che sta condannando a morte tutti i pirati; uccidere Davy Jones e liberare tutti i pirati schiavi; recuperare la storia d’amore tra Elisabeth e Will; impossessarsi della Perla Nera, l’unica nave in grado di sconfiggere l’Olandese Volante; scopriremo l’origine della cattiveria di Davy Jones, la maledizione che incombe sull’Olandese Volante e i poteri della dea Calypso; faremo la conoscenza della Fratellanza fra i pirati, figlia di un antico giuramento; rivedremo il capitano Barbossa; e finalmente sapremo se Elisabeth ama Will o Jack.
Ovviamente il tutto è condito da tradimenti, ammutinamenti, battaglie epiche, cambiamenti di piani, bussole che indicano la rotta verso quello che più desideriamo, mappe che ruotano e che devono essere interpretate e via dicendo. Insomma, se volete capire a fondo tutto il film allora non perdetevi né una scena né una parola, perché altrimenti finirete anche voi per perdervi nei mari sconfinati. Se invece volete solo rilassarvi, allora godetevi la magnificenza delle scene apocalittiche e i divertenti siparietti dell’eccentrico capitano Jack Sparrow. Personaggio davvero sopra le righe Jack, così divertente e allo stesso tempo così misterioso, al punto che nessuno fino ad ora ha capito se finge di non capire o se non capisce per davvero! Ed il merito, lasciatemelo dire, è tutto di Johnny Depp!

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lunedì, maggio 28, 2007

Analisi del capionato di calcio 2006/2007


Con l’ultimo verdetto decretato all’ultima giornata che ha visto il Chievo retrocedere in serie B, si è concluso il campionato di calcio 2006/2007. Un campionato atipico questo, che arriva dopo il trionfo ai mondiali di Germania e che per la prima volta si svolge senza la Juventus (che ha trionfato tra i cadetti) e con tante squadre partite con una forte penalizzazione.

L’Inter, come era prevedibile, ha vinto lo scudetto. Certo prevedibile è un termine poco adeguato se accostato alla squadra nerazzurra, capace di perdere scudetti già acquisiti negli anni passati e che tutte le volte che trionfa lo fa sfracellando ogni record di vittorie, punti e via dicendo. La squadra di Mancini ha sicuramente meritato, anche se i dubbi relativi a questa squadra permangono sempre e prima di dire che sia iniziato un ciclo è bene aspettare ancora un po’.

Al secondo posto arriva la Roma di Spalletti e di Totti, la squadra che ha giocato il miglior calcio in Italia.

In Champions vanno anche Lazio e Milan, partite con penalizzazioni, che però hanno recuperato lo svantaggio grazie a prestazioni straordinarie e al crollo disastroso del Palermo nel girone di ritorno. Un applauso particolare va al Milan, che a gennaio sembrava una squadra di vecchietti all’ultima spiaggia e che invece è riuscito a diventare campione d’Europa con merito.

In Coppa Uefa vanno Palermo, Fiorentina (che partiva dal pesantissimo -15) e il sorprendente Empoli.

In serie B finiscono il coriaceo Ascoli, il disastroso Messina (che è riuscito nella difficile impresa di arrivare ultimo in campionato) ed il Chievo, che conclude così la sua bella favola iniziata qualche anno fa.

Molte le squadre da lodare anche in zona retrocessione. Come non parlare dello straordinario campionato della Reggina, partita con -11 e già condannata fin dall’inizio, che grazie alla verve del suo allenatore Mazzarri e alla grinta dei suoi attaccanti Bianchi ed Amoruso, è riuscita a salvarsi all’ultima giornata ma è come se avesse vinto uno scudetto. Un applauso anche al Catania, costretto a giocare per quasi tutto il campionato sempre fuoricasa e senza pubblico, dopo le tristi vicende del funesto derby con il Palermo.

E in ultimo permettetemi di spendere due parole nei confronti del Palermo. Fin dall’inizio di campionato era più che certa la qualificazione alla Champions; a dicembre, visti i brillanti risultati, ben pochi storcevano il naso di fronte all’ipotesi di uno scudetto; ma adesso che tutto è finito dobbiamo essere contenti di questa ennesima qualificazione alla Coppa Uefa che tanto abbiamo snobbato quest’anno fino a mandare allo sbaraglio i giovani della primavera per farli umiliare da squadre più blasonate. È stato un campionato atipico quello dei rosanero, un campionato a due facce.

Durante il girone di andata la squadra di Guidolin era un’autentica machina da gol: lo scatenato Amauri aveva sfracellato il ricordo di Toni e grazie alle sue prodezze segnava e faceva segnare, diventando uno degli attaccanti più forti e completi d’Europa; Di Michele inventava magie e irrideva gli avversari con i suoi dribbling da prestigiatore; Corini piazzava rigori e punizioni; Bresciano e Simplicio si inserivano come lame nel burro e sfondavano le difese avversarie; e persino Biava segnava gol spettacolari. Ma poi qualcosa è successo, qualcosa è cambiato, ed è cambiato nel momento in cui il Palermo ha perso lo “scontro diretto” in casa con l’Inter. All’improvviso la squadra si è resa conto di essere “normale”, di avere dei limiti e di non essere assolutamente all’altezza di uno scudetto. I sogni si sono infranti e dopo qualche attimo di smarrimento la squadra è tornata a puntare il suo obiettivo primario: il quarto posto in campionato. E poi è arrivata la tegola: l’infortunio, grave, ad Amauri.

Può una squadra cambiare completamente assetto con la perdita di un solo giocatore? Teoricamente no perché, a memoria mia, c’è stato un solo giocatore in grado di cambiare completamente una squadra e quel giocatore si chiamava Diego Armando Maradona. Amauri non è Maradona e non è neppure un fuoriclasse (almeno non ancora) eppure la sua assenza si è fatta sentire più del dovuto. Al suo posto è subentrato lo scalpitante Caracciolo, che da mesi faceva la muffa in panchina e che non aspettava altro che un’occasione per entrare e riscattarsi. L’occasione ce l’ha avuta ma a quanto pare non è riuscita a sfruttarla.

Non stiamo qui a fare il processo a Caracciolo, addossandogli tutte le colpe del fallimento della squadra, perché sarebbe ingiusto e sbagliato. In fin dei conti tutta la squadra ha avuto un calo fisico drastico, tutti i giocatori hanno iniziato a giocare al di sotto della loro media. Eppure ci si aspettava di più dall’airone, se non altro dal punto di vista caratteriale. Le qualità tecniche di Caracciolo sono indubbie (altrimenti come si spiegherebbero i bei gol che ha realizzato quest’anno), ma è nel momento in cui deve tirare fuori le palle (e scusate il termine, ma quando ci vuole…) che questo ragazzo si perde e si demoralizza. Quello che gli si rimprovera è l’assenza di mordente, di grinta, di voglia. È come se avesse giocato per tutto il campionato con le valigie già pronte di chi sa che a fine anno cambierà maglia. I fischi del pubblico non lo hanno aiutato ma sono certa che in un’altra città farà sicuramente bene.

L’attacco del Palermo è stata una vera maledizione. È arrivato Cavani che si è subito messo in mostra con due gol belli e importanti, ma poi anche lui si è spento e l’infortunio l’ha fatto nuovamente uscire di rosa. È arrivato Matusiak, centravanti della nazionale polacca, che dopo 3 mesi di tribuna scende in campo, segna e si infortuna. E Di Michele ha lottato contro se stesso impappinandosi nei suoi inutili dribbling.

Alla fine dobbiamo essere contenti di questo risultato, perché anche se fossimo arrivati alla qualificazione in Champions, di certo l’ambiente non è ancora pronto per questo grande salto. La squadra non ha esperienza, l’organico andrebbe rivisitato ed il pubblico è troppo immaturo. Se si vuole arrivare in alto allora occorre anche essere umili e guardare con rispetto gli altri obiettivi. E che l’anno prossimo non venga in mente a nessuno di sbarazzarsi subito di impegni come Coppa Uefa e Coppa Italia che distolgono l’attenzione dagli obiettivi primari. Una grande squadra si vede anche da questo, dal modo in cui gestisce tutti gli impegni. E per gestire tanti impegni ci vuole un buon organico, non solo belle parole!



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