giovedì, marzo 05, 2015

La teoria del tutto


Pur non avendo una conoscenza approfondita del suo lavoro ho sempre stimato Stephen Hawking, sia per il contributo dato alla scienza sia per la capacità di affrontare e gestire una così grave malattia che nella maggior parte dei casi toglie molto alla dignità umana. Ma quando lo scorso anno l'ho visto comparire in alcuni episodi di The Big Bang Theory ho capito che dentro a quest'uomo non c'è solo genialità ma una capacità di autoironia davvero sorprendente, in grado di dare una lezione di vita a tanti. Perché un uomo che non si arrende al destino, ma lo combatte, riesce a comunicare così tanto e rimane sempre una persona così piena di vitalità e voglia di ridere allora è davvero una persona speciale.
Ed è per questo che quando è uscito il film dedicato alla sua vita non ho potuto fare a meno di andarlo a vedere. Sarò sincera, non è stato facile, una serie di contrattempi mi hanno fatto rimandare più volte ma ciò che conta è arrivare all'obiettivo finale.
Il film, tratto dal romanzo di Jane Hawking, prima moglie di Stephen, dal titolo "Verso l'infinito, la mia vita con Stephen", è molto toccante e racconta gli anni difficili in cui Hawking scopre di essere affetto da una terribile malattia che lo porterà alla paralisi totale e fino alla morte nel giro di due anni. Hawking, a quel tempo brillante studente universitario ventenne, accoglie la notizia con un certo sconcerto ma sarà sempre circondato dall'amore delle persone care che  lo sosterranno e lo aiuteranno ad arrivare alle sue rivoluzionarie scoperte scientifiche che lo hanno reso famoso.
Il film racconta la storia d'amore tra Stephen e Jane, che decidono di sposarsi e creare una famiglia nonostante le avversità e le innumerevoli difficoltà che la malattia porrà loro. Due personalità molto forti, caparbie, decise, che non si arrendono mai. Da un lato Jane, la moglie, che rinuncia ad avere una vita "normale" pur di stare accanto all'uomo che ama; Jane che si sobbarca sulle spalle tutto il peso della famiglia; Jane che sopprime i sentimenti che prova per un altro uomo; Jane che impone ai medici di non staccare la spina quando Stephen sta per morire e gli da una seconda chance di vita. Dall'altro Stephen, una mente geniale, di quelle che non hanno bisogno di stare ore ed ore sui libri a studiare; Stephen che non si arrende e ci dimostra che il cervello è la parte più importante del nostro corpo e grazie ad esso possiamo superare tutti gli ostacoli; Stephen che continuerà il suo lavoro imperterrito.
La storia ci insegna che dietro un grande uomo si nasconde una grande donna. Alla fine il merito se lo prende sempre l'uomo, perché la donna ha un ruolo talmente marginale che spesso non è neppure necessario nominarla. Ma senza l'amore di Jane, Stephen sarebbe mai riuscito ad arrivare fin dove è arrivato?

giovedì, febbraio 26, 2015

Il matrimonio che vorrei

Ieri sera facendo zapping in tv mi sono imbattuta in un film molto carino che mi è piaciuto tanto. Il titolo non faceva presagire nulla di buono: "Il matrimonio che vorrei", mi sembrava la solita commedia romantica ricca di smancerie e situazioni inverosimili, con tanto di lieto fine e sdolcinata da fare venire il diabete. Poi leggendo la trama ho scoperto che la protagonista è Maryl Streep, una delle mie attrici preferite, ed allora mi sono decisa a guardarlo. Ed ho fatto bene!
Il film in realtà è davvero una commedia romantica ma tratta tematiche interessanti, come l'evoluzione di una coppia con alle spalle parecchi anni di matrimonio. Key e Arnold sono sposati da 31 anni e vivono una esistenza tranquilla e serena. Ma da quando i figli si sono sposati a loro volta e quindi sono andati via di casa Key, una donna timida ma dal carattere risoluto, si sente molto inquieta. Si rende che la convivenza con il marito è stata fin troppo assorbita dalla routine, che si limitano a vivere sotto lo stesso tetto ma non hanno più nessun contatto fisico, neppure una carezza o uno sguardo. Decisa a ravvivare la passione oramai morta e defunta, Key si rivolge ad un noto consulente, coinvolgendo il marito che si mostra riluttante e contrariato. Riuscirà la consulenza a ravvivare questo matrimonio?
Il film è davvero molto gradevole ed anche se la maggior parte delle argomentazioni ruotano attorno al sesso, non scade mai nella banalità, nel ridicolo, nell'ilarità. Il rischio di un'assurda parodia è stato scampato e questo lo si deve innanzitutto ad una sapiente regia, ma soprattutto alla bravura dei suoi interpreti.
Come detto prima la protagonista, Key, è interpretata dalla sempre straordinaria Maryl Streep. Io non capisco come faccia questa donna ogni volta ad interpretare ruoli sempre differenti e ad essere sempre naturale e a suo agio. Da Kramer contro Kramer, a La morte ti fa bella, da I ponti di Madison County a Iron Lady; da Il diavolo veste Prada a Julie & Julia; da Prime a La casa degli spiriti. Ruoli drammatici, comici, impegnativi, leggeri per lei non sono un problema. Ogni volta è sempre brava, credibili, perfettamente centrata nel ruolo. Non a caso ha vinto 3 Oscar ed ha avuto 19 nomination. Una garanzia.
Il marito Arnold è interpretato dall'ottimo Tommy Lee Jones, capace di mostrare le sfaccettature di questo uomo all'inizio distaccato e rassegnato alla routine, poi romantico e innamorato.
Il regista è David Frankel, quello de Il diavolo veste Prada.
Le risate sono assicurate, ma allo stesso tempo non mancano i punti di riflessione.Perché anche se si è sposati da tantissimo tempo non bisogna mai lasciarsi andare alla routine e alla noia, ma occorre sempre trovare un po' di tempo da dedicare al nostro compagno, e ricordargli quanto sia importante per noi.

mercoledì, febbraio 19, 2014

Mettere un punto ed andare a capo

Ultimamente non ho proprio voglia di fare nulla. Mi sento stanca, come sopraffatta, ed avverto forte il bisogno di riappropriarmi delle funzioni basilari, come alzarsi, fare colazione, fare la spesa al mercato, prepararsi da mangiare, sdraiarsi e leggere un libro, guardare la tv e fare tutte quelle cose che normalmente si fanno quando ci si vuole rilassare.

Si, è questo ciò di cui ho bisogno: rilassarmi. E' un po' come la legge del contrappasso: dato che fino ad oggi mi sono sempre impegnata a  stare in movimento, a trovare il modo di riempire ogni attimo della mia vita con qualcosa da fare, con il panico pronto a sopravanzare in vista di qualche minuti libero, adesso il mio corpo e la mia mente hanno detto basta, hanno tirato i remi in barca ed ora se ne stanno lì, immobili, stanchi  e sfibrati, in attesa che il vento torni a soffiare.

Non ho voglia di fare nulla, neppure di fotografare. Guardo tutta la mia attrezzatura fotografica ben riposta nello zaino e non avverto nessuno stimolo particolare. No, non ho deciso di smettere, per carità, non diciamo baggianate! E' solo che sono stanca di cercare delle occasioni. Se se ne presenteranno, sarò pronta ad accoglierle, ma sono stanca di inseguire ipotesi, idee, possibilità e quant'altro.

Non ho neppure voglia di sfogliare facebook e di leggere tutti i commenti della gente, le loro lamentele, le loro futili questioni sull'attuale situazione politica, sul festival di Sanremo e sugli sprechi. Mi provocano solo reazioni negative: rabbia, nausea, irritazione e voglia di strangolare qualcuno... Basta, c'è bisogno di silenzio, di pace, di serenità.

L'unica cosa che ho voglia di fare è scrivere i miei pensieri sparsi, senza regole, un po' come sto facendo in questo momento, senza avere uno scopo preciso né una direzione. 

Ma magari è solo un periodo un po' così, come spesso si dice. Un periodo di pausa, necessari per mettere un punto e poi ricominciare andando a capo.

giovedì, febbraio 13, 2014

La guerra di Troia - Cap. 13 - Achille e Patroclo

Dopo la furibonda lite con Agamennone, Achille, ferito nell'orgoglio, aveva deciso di ritirarsi. Per quale motivo doveva continuare a combattere una guerra di cui non gli importava praticamente nulla e che tra l'altro aveva come capo supremo un uomo così spregevole, arrogante, presuntuoso ed egocentrico come Agamennone? Basta, fine del discorso. Dopotutto erano loro che avevano bisogno di lui; loro erano venuti a cercarlo; loro lo avevano strappato via alla sua famiglia perché l'oracolo aveva predetto che senza Achille la guerra non sarebbe mai stata vinta. Se desideravano un suo ritorno allora dovevano venire lì a supplicarlo, a chiedergli perdono, a riparare la grave offesa subita e a placare la sua ira.

E allora perché continuava a rimanere nel suo accampamento? Ogni mattina, quando tutti i soldati correvano via ed iniziavano la battaglia, lui rimaneva chiuso al buio nella sua tenda: sentiva le loro voci, le loro grida di battaglia, intuiva le manovre di attacco e di difesa, riusciva anche a capire chi era stato ferito e chi invece non ce l'aveva fatta e tutto questo lo irritava da morire, sentiva la rabbia dentro crescere sempre di più, sentiva l'odio aumentare di minuto in minuto e sentiva le mani prudergli perché  Achille bramava combattere.

A chi vogliamo darla a bere? E' vero che di quella guerra non gliene fregava nulla, ma Achille era nato per combattere e quella era la sua grande occasione, quella che gli avrebbe dato la possibilità di diventare immortale.Lui, che immortale non era, quale altro modo aveva di tramandare il suo nome ai posteri se non grazie alla gloria e alle sue memorabili gesta? Al di là delle parole dell'oracolo, tutti lo sapevano e lui stesso ne era certo: senza di lui la guerra sarebbe stata una disfatta. La gloria era lì, a portata di mano, ma il suo orgoglio, quel maledettissimo orgoglio, lo bloccava, lo teneva fermo.

Per fortuna a consolarlo c'era Patroclo, suo cugino. Patroclo era giovane e bello, e somigliava molto ad Achille: come lui era buono, generoso, sempre a favore dei più deboli e contro i malvagi, ma meno orgoglioso e meno forte. Patroclo sapeva confortare Achille con parole dolci e di stima ed Achille non avrebbe potuto sperare in un compagno migliore. Achille amava Patroclo, non sopportava l'idea che qualcuno potesse fargli del male, tuttavia non riusciva a cedere alle sue parole: "Dimentica tutto e torna a combattere. Lascia perdere Agamennone, mostra a tutti il tuo valore e combatti per te stesso".
No caro Patroclo, tu sei giovane e saggio, ma ci sono offese che non si possono riparare. 

Così Achille passava le sue giornate, a piangere di nascosto come una femminuccia perché voleva combattere ma pretendeva delle scuse. Ma poi accadde l'irreparabile.

Un giorno Patroclo andò da Achille ed in lacrime gli raccontò la brutta piega che stava prendendo la guerra: i troiani, rincuorati dall'assenza di Achille, avanzavano senza paura e uccidevano tanti soldati. Patroclo sapeva che neppure questo avrebbe fatto cambiare idea al cugino, ed è per tale motivo che gli fece una strana proposta. Voleva in prestito la sua armatura in modo da fingersi Achille e spaventare con la sola presenza i nemici. Achille cercò di opporsi, preoccupato per l'incolumità di Patroclo, ma alla fine cedette alle sue suppliche, non prima di averlo sommerso di raccomandazioni.

Il piano funzionò alla perfezione. I troiani, credendo di vedere Achille, scapparono via a gambe levate, senza neppure tentare di combattere, con immensa gioia di  Achille, consolato dall'idea che la sua ipotetica presenza potesse suscitare cotanta paura. Con quell'armatura, forgiata dagli dei, Patroclo si sentiva più forte ed invincibile e, anziché tornare all'accampamento, come stabilito, decise di attaccare. Camminava con passo imperioso e solenne e spazzava via i nemici come fossero delle fastidiose mosche. Nessuno poteva resistere alla sua potenza, l'adrenalina cresceva in lui,  fino a quando si imbatté nel più forte e nel più valoroso principe troiano: Ettore.

Ettore era di gran lunga più forte di Patroclo ma questi, accecato dalla presunzione, non si tirò indietro e lo sfidò a duello. Il principe troiano ebbe la meglio e, credendo di avere ucciso Achille con estrema facilità, cominciò a pregustare l'idea della vittoria finale. Ma non sapeva che in quel momento aveva appena firmato la sua condanna a morte.

martedì, febbraio 11, 2014

Kindle Paperwithe

Se qualche mese fa qualcuno mi avesse detto che un giorno avrei acquistato ed utilizzato con piacere un ebook reader, gli avrei riso fragorosamente in faccia per ore ed ore, sottolineando l'assurdità di tale affermazione.
Eppure oggi quel giorno è arrivato e non rido più, ma sorrido, di soddisfazione.

L'idea è nata la scorsa estate, quando a causa di lavori in casa ho dovuto smantellare la mia libreria. Centinaia di volumi, ammassati negli scaffali, che ho dovuto prima togliere e poi rimettere, non prima di avere eliminato non so quanti chilogrammi di polvere che nel corso degli anni si è intrufolata dappertutto. In quel momento mi sono resa conto di possedere tantissimi libri e che il loro numero era comunque destinato ad aumentare esponenzialmente nel corso degli anni. Di spazio libero ne era rimasto davvero poco. Come fare a gestire questa situazione?

Rinunciare a comprare altri libri non se ne parlava proprio. Ed allora ho cominciato a prendere in considerazione l'idea dell'ebook reader. Fino a quel momento mi avevano spaventato tanti aspetti: rinunciare alla carta, alle copertine rigide, alle pagine da sfogliare, alla consistenza di un volume tenuto tra le mani. E poi, considerato che già passo 8 ore al giorno davanti ad un computer, come potevo sostenere anche una lettura tramite un altro display?

La tecnologia però mi è venuta incontro. I moderni ebook reader cercano di emulare l'effetto della carta il più possibile, con l'ausilio di schermi opachi, non riflettenti e con la possibilità di regolare il contrasto, anche in relazione alle condizioni di luce.
Non è stata una decisione immediata. Mi ci sono voluti mesi durante i quali ho vagliato le varie possibilità. I più accreditati erano i Kindle e i Kobo. Alla fine la scelta è ricaduta sul Kindle Paperwithe, un po' perché pare abbia una qualità di lettura assai più simile alla carta e un po' perché è l'ebook reader preferito di Sheldon Cooper!

Ad un mese di distanza e dopo averci letto 3 libri, posso dire che è stato uno dei miei migliori acquisti degli ultimi 10 anni. Mi sta aiutando a riscoprire il piacere della lettura.
Innanzitutto è molto leggero e compatto, e praticamente vive dentro la mia borsa. Lo porto sempre con me e nei momenti di pausa della giornata ne approfitto sempre per potere leggere. L'idea di potere avere tanti libri tutti dentro un oggetto così piccolo e di scarso ingombro è davvero fantastico. Certo così dovrò rinunciare all'esposizione dei miei volumi nella libreria fisica, e questo in effetti un po' mi manca, ma d'altro canto, visto che non c'era più spazio, al momento questa mi sembra l'alternativa più valida.

Trovo molto comoda la possibilità di regolare la luminosità, in modo da adattarla alle condizioni di luce esterna. Riesco a leggere benissimo sia sotto il sole, sia al buio la sera prima di andare a dormire. La lettura è piacevole, per nulla pesante o stancante, e la possibilità di regolare il carattere (sia le dimensioni che lo stile) è un enorme aiuto. Addio caratteri troppo piccoli ed illeggibili!

La mia versione ha il wi fi integrato (c'è anche la versione con il 3g, o la versione base, senza nessun tipo di collegamento) e posso facilmente caricare nuovi libri anche solo inviando un'e-mail ad un account kindle.com. Per quanto riguarda l'acquisto il Kindle è direttamente collegato ad Amazon e mi permette di consultare i libri disponibili (che hanno un costo nettamente inferiore alla versione cartacea) we di acquistarli immediatamente con un semplice click. Devo fare attenzione perché basta premere un pulsante per errore e rischio di fare acquisti senza volerlo!!!

Tra le varie utility trovo molto interessante il vocabolario che consente di cercare in tempio reale il significato di una parola (che rimane memorizzata nel vocabolario personale); la possibilità di sottolineare delle frasi (e anche queste rimangono memorizzate negli appunti personali) e la possibilità di condividere frasi su facebook o twitter.

La batteria ha una durata straordinaria. Utilizzandolo circa un'ora al giorno, dura 2 settimane e forse anche qualcosina in più.

Che dire di più? Che è l'oggetto ideale per chi ama leggere. Tutto il resto è superfluo.

venerdì, febbraio 07, 2014

Marina Bellezza

Quando due anni fa lessi "Acciaio", libro di esordio della giovane scrittrice Silvia Avallone, ne rimasi piacevolmente stupita. Ciò che avevo apprezzato di più di questa giovane scrittrice era la sua capacità di raccontare la provincia, le zone di periferia, quelle che vivono lontane dai grossi centri abitati. Storie di giovani, con tutta la vita davanti, e di meno giovani con tanti sogni oramai archiviati, ma tutti con un elemento in comune: "Le colpe dei padri ricadono sempre sui figli".
Elementi che ho ritrovato in questo secondo romanzo, che ha avuto anche il merito di essere il mio primo libro letto con un kindle!
Marina Bellezza è una ragazza di 22 anni, alta, con lunghi capelli biondi, consapevolmente bellissima, con una voce da angelo ed un disperato bisogno di attenzioni. Sogna di diventare famosa, sogna il lusso, il benessere, la fama e la ricchezza, ma il suo desiderio più grande è ricevere un complimento da parte dei suoi genitori.Purtroppo nessuno di loro la va a vedere cantare, nessuno di loro si complimenta per i suoi successi, nessuno di loro segue gli sviluppi positivi ed esaltanti della sua carriera, vanificando così tutti gli sforzi. 
Marina è una di quelle ragazze che ami ed odi allo stesso tempo. La odi perché è arrogante, presuntuosa, viziata e con premature manie da star; ma allo stesso tempo la ami, perché è fragile, perché le colpe di chi l'ha messa al mondo le hanno rovinato la vita e perché nonostante tutti i suoi sforzi non avrà mai una vita normale.
Attorno a Marina ruotano altri personaggi, altre vite, altri destini che si incontrano e scontrano per poi separarsi e ricongiungersi.
E' un romanzo molto piacevole da leggere, io ci ho impiegato circa 10 giorni (e solitamente impiego molto più tempo a finire un libro), la storia è avvincente, il ritmo narrativo è di quelli che ti fa venire la curiosità di andare sempre avanti, ma non è paragonabile ad Acciaio. Sia ben chiaro, non sto dicendo che sia brutto, per carità! Dico solo che paragonato ad Acciaio è nettamente inferiore. Tutto qui.

martedì, febbraio 04, 2014

La vita, il sole, la felicità

Finalmente il sole. Dopo giorni grigi di pioggia intensa, vento, strade allagate, fiumi esondati, biancheria stesa che tarda ad asciugare e temperature rigide, oggi finalmente il cielo è azzurro, solo a tratti screziato da bianche e rassicuranti nuvole. Lungo le strade sono rimaste solo tante splendide pozzanghere che riflettono un mondo  pieno di colori.

Non avrei mai pensato di potere essere così meteoropatica. Fino a ieri non avevo voglia di fare nulla, le idee scarseggiavano e mi sentivo così inutile. Oggi invece tutto appare con una luce diversa: ho voglia di uscire, di stare all'aria aperta, di respirare, di camminare, di vedere cose nuove e di alimentarmi di nuovi stimoli.

A volte mi chiedo come sarebbe vivere lontano da qui, magari in un'altra città, magari a Londra. Mi è piaciuta tantissimo, non avrei mai pensato che una città così grande e caotica potesse affascinarmi così tanto. Ho amato soprattutto quel senso di libertà e quella consapevolezza che tutto è possibile: starsene sdraiati su un prato, circondati dall'erba verde e rigogliosa, a destra un antico palazzo dimora reale, a sinistra un immenso lago dove anatre, papere e cigni trovano ristoro; entrare in una ceffetteria, bere un te al limone  e zenzero e mangiare un brownie cioccolattoso che si scioglie in bocca; passeggiare la sera lungo le sponde del Tamigi, ammirare palazzi antichi e moderni che si specchiano nelle acque e si riflettettono come fossero la porta per un universo parallelo; visitare musei, assaporare l'arte in tutte le sue forme, così bella, così a portata di mano, così raggiungibile, così normale; spostarsi in modo rapido e funzionale, saltando da un treno ad un altro, da un bus ad un altro, senza nessun intoppo.

Quella settimana a Londra è stata bellissima, indimenticabile e devo ammetterlo, mi manca. Ma riuscirei mai a vivere in una città dove piove 300 giorni all'anno? Durante quei giorni sono stata fortunata, il cielo era sempre limpido, il sole splendeva fino a pomeriggio inoltrato ed ero circondata da mille colori: il verde dei  tantissimi parchi; il rosso dei bus; il giallo, il nero e il bianco dei taxi; i colori pastello delle facciate dei palazzi. Ma come sarebbe stato se invece del sole ci fosse stata la pioggia? E come sarebbe vivere in un posto simile, dove il grigio avvolge ogni cosa e l'umidità ti penetra nelle ossa?

Dopotutto alle comodità, all'efficienza, alla puntualità e ai servizi ci si abitua e finirei come quei tanti che si lamentano perché il treno ha 2 minuti di ritardo. Mentre al sole, al mare dietro casa, all'aria e ai colori non ci si può disabituare, non si può mai esserne sazi, non si può ami non desiderarli.

E forse questo è il vero problema.

venerdì, gennaio 03, 2014

Io amo la Sicilia

E' passata un'infinità di tempo dall'ultima volta che ho pubblicato un post. Si lo so, ogni volta dico così, mi impegno a riprendere a scrivere, magari lo faccio per qualche settimana, e poi di nuovo nulla. La verità è che ho troppi blog da gestire. il mio ultimo progetto si chiama "Io Amo La Sicilia" e lo trovate qui http://www.ioamolasicilia.com/

Ho deciso di creare questo sito per un motivo molto semplice. In qualunque parte del mondo la parola Sicilia viene sempre associata a mafia. Ora non sono una di quelle persone che chiude gli occhi, che finge che i problemi non esistono e che la mafia sia un fenomeno di poca rilevanza. Non è così, purtroppo. Ma la Sicilia non è solo mafia, c'è molto di più. Ci sono tanti tesori e meraviglie: storia, cultura, leggende, arte, natura e tantissimo altro. il mio desiderio è riuscire a raccontare la Sicilia nei suoi aspetti migliori, perché tanto degli aspetti peggiori ci sono già altri che se ne occupano con successo.

Riuscire a mostrare la bellezza della Sicilia al resto del mondo: questo il mio intento.

Dopo 8 mesi di lavoro mi sono resa conto che in realtà il resto del mondo lo sa che la Sicilia è una terra bellissima. Siamo noi siciliani che non lo sappiamo. E questo è davvero l'aspetto più triste!

mercoledì, febbraio 20, 2013

Chiara ed il suo posto nel mondo


Fino a qualche mese fa era una ragazza come tante. 26enne, laureata in economia, uno stage in un'azienda che si occupa di finanza ed un sogno nel cassetto che si porta fin da quando è una bambina: fare la cantante.. Poi la sua vita è stata stravolta in pochissimo tempo. Viene selezionata come concorrente ad XFACTOR6, stravince meritatamente, riceve complimenti anche da artisti affermati, viene selezionata tra i big per il Festival di Sanremo ed il 14 febbraio esce il suo primo disco di inediti dal titolo "Un posto nel mondo". Disco che vanta collaborazioni con autori di un certo spessore nel panorama musicale italiano: Bianconi, Zampaglione, Neffa, Samuel dei Subsonica, Fiorella Mannoia, giusto per citare i più famosi.
Sembra l'inizio di una carriera fulminante, di quelle che spiccano il volo fin dall'inizio e che sembrano destinate a lasciare il segno.
Tutto in pochissimo tempo, tutto molto in fretta. Forse troppo in fretta.

L'impressione che si ha è che c'era davvero tanta carne al fuoco, ma proprio tanta, e pure di ottima qualità, ma che la fretta di cavalcare l'onda del successo abbia in qualche modo penalizzato il risultato finale.
Il disco è molto bello, sonorità soft e delicate, testi ricercati e mai banali, canzoni che si apprezzano solo dopo svariati ascolti. L'esempio più lampante è la canzone finalista di Sanremo, "Il futuro che sarà", scritta dal leader dei Baustelle Francesco Bianconi: un testo molto impegnato, esistenzialista, arrangiato come un tango, poco sanremese, perché solo dopo svariati ascolti si riesce ad apprezzarlo veramente e a capirne il significato molto profondo. Significato avvalorato dall'interpretazione di Chiara molto convincente.
Tuttavia, ascoltando tutti gli altri brani,  è come se da un momento all'altro dovesse succedere qualcosa ed invece non succede nulla.

La voce di Chiara non viene quasi mai valorizzata. Va bene che se uno è bravo non deve per forza fare un disco di acuti e gorgheggi buttati qua e là a casaccio, giusto per mostrare le doti canore, ma la mia mente va alla sua interpretazione di Purple Rain, la prima puntata di XFactor, dove senza strafare, in modo del tutto coerente al brano, ha mostrato tutte le sue qualità, con una interpretazione da brivido difficile da dimenticare. Per non parlare di Over the rainbow, altra sua cover meravigliosa. Esibizioni che hanno fatto cascare la mascella a molti. Capisco che stiamo parlando di  capolavori assoluti e che i paragoni forse sono un po' azzardati, ma se una ragazza riesce ad interpretare un capolavoro in quel modo sublime, credo che meriti qualcosa di più.Sopratutto se si tratta del suo disco di esordio. Soprattutto perché, per tutti coloro che non hanno visto XFactor, lei è una perfetta sconosciuta.

Forse se si fosse aspettato un po', si sarebbe potuto lavorare meglio sui brani, renderli ancora più adatti a lei, renderli più incisivi. In ogni caso, per essere il disco di esordio di una giovane promessa della musica italiana, non ci si può lamentare.Il disco è gradevole e soprattutto per nulla banale, sofisticato al punto giusto, profondo, con testi destinati a lasciare il segno. Insomma la qualità al primo posto, come a dire che la musica italiana non è fatta solo di canzonette e tormentoni che passano alla radio e che presto saranno dimenticate, né di canzoni smielate che parlano di amori finiti, o impossibili o disperati.

Tra i brani, oltre a Due respiri, il singolo presentato ad XFACTOR che ha da poco ottenuto il multiplatino, oltre a "Il futuro che sarà" e "L'esperienza dell'amore", presentati a Sanremo, volevo segnalare altri 2 brani molto interessanti che potrebbero essere lanciati come singoli e che sono sicuramente destinati a lasciare il segno.

Primo fra tutti "Mille passi", cantato con Fiorella Mannoia, che ha adattato il testo di un brano già esistente. Brano molto bello, intenso, che mescola armoniosamente le due voci tanto diverse quanto belle di queste due grandi interpreti.

E poi "Cuore nero", un brano in cui la scrittura di Neffa è riconoscibilissima, profondo e toccante.

TRACKLIST 
 Il Futuro Che Sarà
(F. Bianconi - L. Chiaravalli - L. Gonzalez-Alea)


L’ Esperienza dell’Amore
(F. Zampaglione - D. Zampaglione)


Cuore Nero
(G. Pellino)


Vieni con me
(D. Faini - E. Meta)


Mille passi feat. Fiorella Mannoia
(Mil pasos) Musica: A.Essertier, H. Chohra / Testo: F. Welgryn/ Testo italiano: F. Mannoia


Artigli
(S. U. Romano)


Arrendermi
(S. U. Romano)


Qualcosa da fare
(D. Mancino - D. Faini)


Quello che non sa
(G. Peveri)


Trasparenze
(Bungaro - C. Chiodo - G. Romanelli)


Due respiri
(E. Ramazzotti - L. Chiaravalli - S. Grandi)


Supereroe
(G. Cappa)


Bonus track per iTunes: L’esperienza dell’amore – alternative version

lunedì, febbraio 18, 2013

Si può sentire la mancanza di chi non abbiamo mai conosciuto?



Si può sentire la mancanza di chi non abbiamo mai conosciuto?

A pensarci bene di te non so praticamente nulla.
Di che colore erano i tuoi occhi?
Non lo so
Di che colore erano i tuoi capelli?
Non lo so.
E che forma avevano il viso e le labbra?
Non lo so.

Eri simpatico, allegro, estroverso e goliardico, oppure introverso, timido, impacciato e riflessivo?
Ti piaceva stare all'aria aperta, uscire con gli amici, cantare e ballare, oppure preferivi la tranquillità della casa, un buon libro, un film?

Niente, non so praticamente niente.

Per me è come se non fossi mai esistito, un perfetto sconosciuto con il quale non ho avuto nulla a che spartire. Eppure non passa giorno che io non senta la tua mancanza.
Ogni giorno vedo le stesse cose che mi circondano: il cielo, il mare, il sole, gli alberi, le stelle, le nuvole, la pioggia e il vento. Ogni giorno mi alzo e so che dovrò affrontare un giorno nuovo, con i suoi impegni e le sue scadenze, obblighi e necessità, parole da dire e parole da omettere, persone da incontrare  e persone da evitare, desideri e rinunce, sogni da perseguire e altri da riporre nel cassetto, e il tempo che scorre a consumare la clessidra.
Tutto è esattamente uguale a se stesso. Ma se tu fossi con me ogni cosa sarebbe diversa.

Mi alzerei sapendo che dovrò guardare il cielo, il mare, il sole, gli alberi, le stelle, le nuvole, la pioggia e il vento, ma con la consapevolezza che anche tu li potrai guardare, ed allora non mi sentirei più sola.

Affronterei le giornate sapendo che mi aspettano impegni  e scadenze, obblighi e necessità, parole da dire e parole da omettere, persone da incontrare  e persone da evitare, desideri e rinunce, sogni da perseguire e altri da riporre nel cassetto, e tutto questo mentre il tempo continuerà a scorrere e a consumarsi.  Ma io avrò te e per questo non mi sentirò più sola.

Ma tu non ci sei, te ne sei andato prima ancora che io potessi conoscerti, mi sei sfuggito di mano troppo velocemente, come 2 persone che sbagliano l'orario del loro primo appuntamento e per questo poi si perdono di vista.
Mi manchi, mi manchi da morire, e la consapevolezza che mai niente e nessuno ti potrà portare da me, non fa che aumentare il vuoto nel mio cuore.

La risposta quindi è si: si può sentire la mancanza di chi non abbiamo mai conosciuto.