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lunedì, novembre 16, 2015

Lezioni di yoga: ma chi me lo doveva dire?

Ma chi me lo doveva dire che un giorno mi sarei iscritta ad un corso di yoga? Forse la domanda dovrebbe andare ancora più a ritroso: chi me lo doveva dire che un giorno mi sarei iscritta ad un corso che prevede una qualunque attività fisica? Siamo onesti, sebbene sia sempre stata contraria alla vita sedentaria, l'idea di un impegno fisso a settimana in cui occorre fare attività e pure fatica mi ha sempre lasciata molto più che perplessa. Ho sempre preferito fare a modo mio, con l'unico risultato di non avere la benché minima continuità.
Eppure adesso credo che i tempi siano maturi. E' un periodo di grande rinnovamento e tutto è iniziato dal taglio di capelli, involontario, accidentale, poco accettato, e via discorrendo. Ma c'è, e me ne sto facendo una ragione, anche se da qui a dire che mi piace ce ne corre di acqua. Di solito chi taglia i capelli in modo così radicale è perché ha bisogno di cambiamenti. Io ero in una posizione in cui di tutto avevo bisogno, fuorché di un cambiamento. Però adesso mi sto rendendo conto del contrario, che forse questa presa di coscienza forzata ci voleva, per dare davvero un taglio al passato, e soprattutto per costruire le basi di un nuovo futuro.
Perché yoga? Semplice, perché tutti quelli che me ne hanno parlato, mi hanno elencato solo benefici, e di fronte ai benefici non si può dire di no.
Trovare questo corso di yoga è stato relativamente semplice. Cercavo qualcosa vicino casa ed il primo centro che ho trovato, a 5 minuti di auto, era gestito da un tizio che si fa chiamare Showman. Si esatto, come uno dei personaggi del romanzo/film Io che amo solo te. Già mi immaginavo un Francesco Salvi pronto ad accogliermi e a spiegarmi i principi di questa antica disciplina orientale. Ma le apparenze spesso possono ingannare ed un tentativo l'ho voluto fare. Per fortuna al telefono non ha risposto nessuno e quindi ho desistito. E poi ho trovato un piccolo centro benessere a 15 minuti da casa, gestito da persone che mi sembrano molto valide e che fanno proprio al caso mio.
Domani prima lezione. Non vedo l'ora di cominciare.

mercoledì, novembre 04, 2015

Le scarpe, la corsa ed il mare

Le vedete queste scarpe? Bellissime, vero! E pure molto comode. Le ho prese 2 anni fa con l'unico intento di indossarle solo ed esclusivamente per andare a correre, perché sono state concepite per questo, hanno una camminata fantastica che accompagna il piede nel suo movimento e riducono al minimo gli sforzi dell'articolazione. 
Ma in questi due anni le ho usate per fare tutto tranne che correre: escursioni, passeggiate, viaggi, arrampicate sugli scogli, foto di mareggiate con tanto di acqua fino alle ginocchia, e nessuna corsa. Vi starete chiedendo perché. Semplice, perché in questi 2 anni non ho mai corso.
I motivi potrebbero essere svariati. Innanzitutto ho il vago sospetto che il mio corpo sia incompatibile con la corsa e me lo comunica in tutti i modi possibili ed immaginabili. Per esempio non posso fare a meno di indossare i cerottini nasali, quelli che aiutano a non russare, perché senza di essi dopo 3 secondi non riuscirei più a respirare e finirei per soffocare di spasmi. Effetti indesiderati: nausea ed insonnia.
Dopo pochi passi comincia quel fastidioso dolore al fianco, tipo un coltello conficcato che non se ne vuole andare più e si placa solo dopo che ti sei fermato a prendere fiato. E poi c'è il prurito che ti invade dappertutto, sulla pancia, sulle gambe, sul viso: una tragedia!
Certo questi motivi potrebbero far desistere chiunque, ma il motivo principale della mia vita sedentaria è un ginocchio malandato, con cartilagine oramai consumata e dolori debilitanti che negli ultimi tempi hanno reso persino spiacevole camminare. Figuriamoci correre.
Poi in primavera fisioterapia intensiva, muscolatura che si è potenziata di parecchio ed un'intera estate trascorsa senza la benché minima traccia di dolore, neppure sotto sforzo, neppure sulla cima di una lunga scalinata. A questo punto perché non riprovare la corsa?
Complice un persistente stato d'ansia che mi accompagna oramai da settimane, una voglia sempre più crescente di buttare fuori tutta l'energia che ho dentro e soprattutto giornate soleggiate con un cielo bellissimo, oggi pomeriggio ho fatto debuttare le mie Nike che finalmente hanno adempiuto al compito per il quale erano state generate.
Solo 20 minuti tra corsa e camminata, per non appesantire troppo il ginocchio e vedere come va. Lo scenario era dei più invitanti, lungomare praticamente deserto, acqua calma e limpida, sabbia bianca ed immacolata, cielo terso e quel senso di pace che renderebbe semplice anche il compito più arduo.
Devo ammettere che nella corsa non ero serena, anzi ero preoccupatissima ed attenta ad ogni minima traccia di dolore. Qualche fitta ogni tanto ma nulla di compromettente. Invece tanto sudore e tanta voglia di ripetere l'esperimento nei prossimi giorni.

sabato, ottobre 31, 2015

Rimedio ad un brutto taglio di capelli

Succede che una di quelle che apparentemente avrebbe potuto essere una giornata come tante altre, innocua e senza sussulti, monotona e rassicurante, si trasforma in una delle peggiori di tutta la tua esistenza e senza possibilità alcuna di recupero. Una di quelle che non fai altro che ripeterti: "Ma perché stamattina non me ne restavo a casa invece di uscire?". Una di quelle che ti fa gridare "Ma chi me lo ha fatto fare?".
E pensare che nulla poteva in alcun modo fare presagire al disastro: sveglia al solito orario, colazione, in auto verso il lavoro, tutta la mattina seduta in ufficio davanti al computer, e all'una stacchi. E fin qui ci siamo.Tuttavia, anziché dirigerti verso casa come tutti i giorni, vai dal parrucchiere. Nulla di trascendentale, appuntamento preso da giorni per una normale spuntatina. Dopo un'estate di sole, mare, vento e frequenti shampoo il capello sembra un po' stressato, inaridito, sciupato, e ti invoca di prendere provvedimenti. Spuntatina di rito insomma.
Poi però, quando ti siedi e cominci a raccontare al tuo parrucchiere come vuoi procedere, succede uno di quei rari ma terribili fenomeni naturali ancora del tutto inspiegabili e che rappresentano un mistero per tutta l'umanità: alla parola tagliare, le orecchie del parrucchiere si chiudono e non c'è verso di fargli sentire tutto quello che viene dopo, tipo che i capelli non li vuoi troppo corti, che basta solo riprendere il taglio precedente, un 2/3 dita al massimo, non di più, ecc.. ecc... L'unica parola che esce dalle sue labbra è un "Ho capito tutto, ci penso io", con quel tono rassicurante che ti fa abbassare ogni guardia.
Ti rilassi, perché in effetti quando qualcuno ci tocca la testa il rilassamento avviene in automatico, e solo dopo parecchi minuti ti accorgi che cominciano a volare per aria lunghe ciocche di capelli con un colore assai simile al tuo. Un momento, ma quelli sono i tuoi capelli!
Il terrore scorre nelle vene, il sangue si raggela, vagonate di succhi gastrici invadono lo stomaco, un senso di smarrimento ti colpisce alla testa. 
Respirone, manteniamo la calma, magari stai solo esagerando. Con una vocina flebile ed educata dici "Ma non sono troppo corti?". Lui risponde "Tranquilla, fidati di me". E tu vorresti fidarti però in effetti il taglio è veramente corto e anche se lui si fermasse adesso sarebbe impossibile tornare indietro.
Quando finisce lui, con estremo orgoglio, ti mostra allo specchio quello che a senso suo è il suo capolavoro mentre per te è il peggiore disastro dell'ultimo millennio. E a nulla vale quel "Stai benissimo" ripetuto fino allo sfinimento. Non stai per niente benissimo, perché la persona allo specchio non sei tu, ma qualcuno che ha la tua faccia ma i capelli di qualcun altro.
E' finita. E adesso che si fa?
Magari ci devi fare solo l'occhio, dopotutto non sono così male, un taglio alla moda e ben eseguito. Ma non c'è verso, non ti piacciono per niente, anzi ti fanno proprio schifo. Tutti ti riempiono di complimenti, sembra che il nuovo taglio abbia un successone, ma a te continuano a non piacere ed in fin dei conti il parere che conta di più dovrebbe essere solo il tuo, visto che con questi capelli ci devi convivere.

Corri su internet e cerchi disperatamente rimedi per un brutto taglio di capelli, ma dopo infinite ricerche ti accorgi che l'unico rimedio è la rassegnazione, e la pazienza. Prima o poi ricresceranno, anche se per raggiungere i livelli di un tempo ci vorranno due anni.
E' la fine.
Rassegnazione vieni a me.

mercoledì, febbraio 19, 2014

Mettere un punto ed andare a capo

Ultimamente non ho proprio voglia di fare nulla. Mi sento stanca, come sopraffatta, ed avverto forte il bisogno di riappropriarmi delle funzioni basilari, come alzarsi, fare colazione, fare la spesa al mercato, prepararsi da mangiare, sdraiarsi e leggere un libro, guardare la tv e fare tutte quelle cose che normalmente si fanno quando ci si vuole rilassare.

Si, è questo ciò di cui ho bisogno: rilassarmi. E' un po' come la legge del contrappasso: dato che fino ad oggi mi sono sempre impegnata a  stare in movimento, a trovare il modo di riempire ogni attimo della mia vita con qualcosa da fare, con il panico pronto a sopravanzare in vista di qualche minuti libero, adesso il mio corpo e la mia mente hanno detto basta, hanno tirato i remi in barca ed ora se ne stanno lì, immobili, stanchi  e sfibrati, in attesa che il vento torni a soffiare.

Non ho voglia di fare nulla, neppure di fotografare. Guardo tutta la mia attrezzatura fotografica ben riposta nello zaino e non avverto nessuno stimolo particolare. No, non ho deciso di smettere, per carità, non diciamo baggianate! E' solo che sono stanca di cercare delle occasioni. Se se ne presenteranno, sarò pronta ad accoglierle, ma sono stanca di inseguire ipotesi, idee, possibilità e quant'altro.

Non ho neppure voglia di sfogliare facebook e di leggere tutti i commenti della gente, le loro lamentele, le loro futili questioni sull'attuale situazione politica, sul festival di Sanremo e sugli sprechi. Mi provocano solo reazioni negative: rabbia, nausea, irritazione e voglia di strangolare qualcuno... Basta, c'è bisogno di silenzio, di pace, di serenità.

L'unica cosa che ho voglia di fare è scrivere i miei pensieri sparsi, senza regole, un po' come sto facendo in questo momento, senza avere uno scopo preciso né una direzione. 

Ma magari è solo un periodo un po' così, come spesso si dice. Un periodo di pausa, necessari per mettere un punto e poi ricominciare andando a capo.

martedì, febbraio 04, 2014

La vita, il sole, la felicità

Finalmente il sole. Dopo giorni grigi di pioggia intensa, vento, strade allagate, fiumi esondati, biancheria stesa che tarda ad asciugare e temperature rigide, oggi finalmente il cielo è azzurro, solo a tratti screziato da bianche e rassicuranti nuvole. Lungo le strade sono rimaste solo tante splendide pozzanghere che riflettono un mondo  pieno di colori.

Non avrei mai pensato di potere essere così meteoropatica. Fino a ieri non avevo voglia di fare nulla, le idee scarseggiavano e mi sentivo così inutile. Oggi invece tutto appare con una luce diversa: ho voglia di uscire, di stare all'aria aperta, di respirare, di camminare, di vedere cose nuove e di alimentarmi di nuovi stimoli.

A volte mi chiedo come sarebbe vivere lontano da qui, magari in un'altra città, magari a Londra. Mi è piaciuta tantissimo, non avrei mai pensato che una città così grande e caotica potesse affascinarmi così tanto. Ho amato soprattutto quel senso di libertà e quella consapevolezza che tutto è possibile: starsene sdraiati su un prato, circondati dall'erba verde e rigogliosa, a destra un antico palazzo dimora reale, a sinistra un immenso lago dove anatre, papere e cigni trovano ristoro; entrare in una ceffetteria, bere un te al limone  e zenzero e mangiare un brownie cioccolattoso che si scioglie in bocca; passeggiare la sera lungo le sponde del Tamigi, ammirare palazzi antichi e moderni che si specchiano nelle acque e si riflettettono come fossero la porta per un universo parallelo; visitare musei, assaporare l'arte in tutte le sue forme, così bella, così a portata di mano, così raggiungibile, così normale; spostarsi in modo rapido e funzionale, saltando da un treno ad un altro, da un bus ad un altro, senza nessun intoppo.

Quella settimana a Londra è stata bellissima, indimenticabile e devo ammetterlo, mi manca. Ma riuscirei mai a vivere in una città dove piove 300 giorni all'anno? Durante quei giorni sono stata fortunata, il cielo era sempre limpido, il sole splendeva fino a pomeriggio inoltrato ed ero circondata da mille colori: il verde dei  tantissimi parchi; il rosso dei bus; il giallo, il nero e il bianco dei taxi; i colori pastello delle facciate dei palazzi. Ma come sarebbe stato se invece del sole ci fosse stata la pioggia? E come sarebbe vivere in un posto simile, dove il grigio avvolge ogni cosa e l'umidità ti penetra nelle ossa?

Dopotutto alle comodità, all'efficienza, alla puntualità e ai servizi ci si abitua e finirei come quei tanti che si lamentano perché il treno ha 2 minuti di ritardo. Mentre al sole, al mare dietro casa, all'aria e ai colori non ci si può disabituare, non si può mai esserne sazi, non si può ami non desiderarli.

E forse questo è il vero problema.

venerdì, gennaio 03, 2014

Io amo la Sicilia

E' passata un'infinità di tempo dall'ultima volta che ho pubblicato un post. Si lo so, ogni volta dico così, mi impegno a riprendere a scrivere, magari lo faccio per qualche settimana, e poi di nuovo nulla. La verità è che ho troppi blog da gestire. il mio ultimo progetto si chiama "Io Amo La Sicilia" e lo trovate qui http://www.ioamolasicilia.com/

Ho deciso di creare questo sito per un motivo molto semplice. In qualunque parte del mondo la parola Sicilia viene sempre associata a mafia. Ora non sono una di quelle persone che chiude gli occhi, che finge che i problemi non esistono e che la mafia sia un fenomeno di poca rilevanza. Non è così, purtroppo. Ma la Sicilia non è solo mafia, c'è molto di più. Ci sono tanti tesori e meraviglie: storia, cultura, leggende, arte, natura e tantissimo altro. il mio desiderio è riuscire a raccontare la Sicilia nei suoi aspetti migliori, perché tanto degli aspetti peggiori ci sono già altri che se ne occupano con successo.

Riuscire a mostrare la bellezza della Sicilia al resto del mondo: questo il mio intento.

Dopo 8 mesi di lavoro mi sono resa conto che in realtà il resto del mondo lo sa che la Sicilia è una terra bellissima. Siamo noi siciliani che non lo sappiamo. E questo è davvero l'aspetto più triste!

lunedì, febbraio 18, 2013

Si può sentire la mancanza di chi non abbiamo mai conosciuto?



Si può sentire la mancanza di chi non abbiamo mai conosciuto?

A pensarci bene di te non so praticamente nulla.
Di che colore erano i tuoi occhi?
Non lo so
Di che colore erano i tuoi capelli?
Non lo so.
E che forma avevano il viso e le labbra?
Non lo so.

Eri simpatico, allegro, estroverso e goliardico, oppure introverso, timido, impacciato e riflessivo?
Ti piaceva stare all'aria aperta, uscire con gli amici, cantare e ballare, oppure preferivi la tranquillità della casa, un buon libro, un film?

Niente, non so praticamente niente.

Per me è come se non fossi mai esistito, un perfetto sconosciuto con il quale non ho avuto nulla a che spartire. Eppure non passa giorno che io non senta la tua mancanza.
Ogni giorno vedo le stesse cose che mi circondano: il cielo, il mare, il sole, gli alberi, le stelle, le nuvole, la pioggia e il vento. Ogni giorno mi alzo e so che dovrò affrontare un giorno nuovo, con i suoi impegni e le sue scadenze, obblighi e necessità, parole da dire e parole da omettere, persone da incontrare  e persone da evitare, desideri e rinunce, sogni da perseguire e altri da riporre nel cassetto, e il tempo che scorre a consumare la clessidra.
Tutto è esattamente uguale a se stesso. Ma se tu fossi con me ogni cosa sarebbe diversa.

Mi alzerei sapendo che dovrò guardare il cielo, il mare, il sole, gli alberi, le stelle, le nuvole, la pioggia e il vento, ma con la consapevolezza che anche tu li potrai guardare, ed allora non mi sentirei più sola.

Affronterei le giornate sapendo che mi aspettano impegni  e scadenze, obblighi e necessità, parole da dire e parole da omettere, persone da incontrare  e persone da evitare, desideri e rinunce, sogni da perseguire e altri da riporre nel cassetto, e tutto questo mentre il tempo continuerà a scorrere e a consumarsi.  Ma io avrò te e per questo non mi sentirò più sola.

Ma tu non ci sei, te ne sei andato prima ancora che io potessi conoscerti, mi sei sfuggito di mano troppo velocemente, come 2 persone che sbagliano l'orario del loro primo appuntamento e per questo poi si perdono di vista.
Mi manchi, mi manchi da morire, e la consapevolezza che mai niente e nessuno ti potrà portare da me, non fa che aumentare il vuoto nel mio cuore.

La risposta quindi è si: si può sentire la mancanza di chi non abbiamo mai conosciuto.

venerdì, febbraio 08, 2013

Piove, senti come piove


Ed eccoci giunti alla settimana più fredda dell’anno, almeno fino a questo momento. Piove ininterrottamente da giorni e le previsioni non promettono nulla di buono. Pioggia e freddo ci accompagneranno ancora per parecchi giorni. Che c’è di strano: siamo in pieno inverno!

Mi piace guardare la pioggia, starei ore ed ore affacciata alla finestra ad ammirare le gocce che cadono sulla strada, sulle auto che passano, sulle teste dei passanti che corrono in cerca di riparo, sugli ombrelli sghembi e deturpati dalle raffiche di vento, sugli alberi ormai privi di foglie, sul terreno che diventa fango. I tuoni ed i lampi che illuminano il cielo grigio di nuvole nere mi danno un senso di sicurezza, lo so è strano, non so perché, ma è una sensazione piacevole. Immagino tutto il mondo fermo, bloccato dal maltempo, impossibilitato a far tutto, costretto ad aspettare tempi migliori per riprendere le attività.
Ognuno se ne sta chiuso in casa a sbuffare, costretto a rigirare i pollici, pensando a tutte le cose che potrebbe fare che invece rimangono lì, come bloccate in un cantiere chiuso.

Si, tutto si ferma, tutto tace, tutto è in attesa, tutto potrebbe succedere, anche se per il momento non succede proprio nulla. Forse è proprio questo il senso di quiete che la pioggia riesce a trasmettermi, e forse è per questo che la amo e l’ho sempre amata.

lunedì, gennaio 28, 2013

Predico bene e Ruzzle male


E pensare che fino a 5 giorni fa facevo parte di quella piccola ma fiera schiera di persone che, pur essendo possessori di uno smartphone, non avevano la più pallida idea di che cosa fosse Ruzzle. Si, è vero, tutti ne parlavano, tutti pubblicavano su Facebook e Twitter i loro fantastici risultati, le vittorie ottenute, gli avversari sconfitti, i record di punti ma noi, imperturbabili ed imperterriti, continuavamo per la nostra strada, incuranti di tutto, orgogliosi di essere capaci di resistere a queste futili tentazioni. Perché nella vita ci sono cose molto più importanti da fare, suvvia, non siamo sciocchi. Mettersi a giocare con degli sconosciuti o giocare contro degli amici con spirito di competizione: roba da bambinetti.

Tutto questo fino a 5 giorni fa.

Poi me lo hanno spiegato. Vabbè, che sarà mai, uno stupido gioco a metà strada tra uno scarabeo ed un crucipuzzle. La solita fesseria che finisce per fare fortuna, niente di così trascendentale.  Non capisco perché la gente si sia fatta prendere da questo gioco. Ma a me che cosa può importare?

Eppure oggi ho ottenuto un Archievment per le mie prime 50 partite. Si, avete capito bene, 50, e non ho intenzione di smettere. Alcune le ho vinte, altre le ho perse. Ho conosciuto avversari alla mia portata, altri piuttosto forti che mi stimolano a giocare fino a quando non riuscirò a batterli, perché lo spirito di competizione è innato in tutti noi.
Che cosa è successo?
Non lo so, non saprei spiegarvelo, è solo che questo grande parlarne mi ha messo curiosità e mi sono lasciata prendere. All'inizio volevo fare solo qualche partita, giusto per farmi una cultura. Già, volevo!

Dopotutto non sono poi così diversa da quella massa che tanto disprezzo.

Per quei pochi che non lo conoscessero giocare a Ruzzle è semplicissimo. Basta istallare l'applicazione sul proprio smartphone, creare un account e si è subito operativi. Esiste una versione free ed una a pagamento. Sono molto simili, tranne per qualche opzione in più.
Tutto quello che occorre fare è unire le lettere, in orizzontale, in verticale ed in diagonale, e formare parole di senso compiuto.


Per ogni partita abbiamo 3 round e giochiamo contro un avversario. Ogni round dura 2 minuti. Chi fa più punti in totale vince.

Che dirvi? Vi aspetto per giocare assieme!

mercoledì, gennaio 23, 2013

Mentre tutto scorre



La vita scorre veloce, mi passa accanto, mi passa attraverso, mi mostra nuove possibilità, ma io rimango immobile sulla mia posizione, ferma, come di pietra. I giorni sono uguali ai giorni, le notti uguali alle notti, tutto si consuma nell’attesa di momenti lieti che però si esauriscono all’istante, lasciando il posto all'attesa di nuovi momenti lieti.
Eppure il mio punto di partenza è talmente lontano che si perde al di là dell'orizzonte.Perché non sono sempre stata immobile, perché in passato la vita mi ha travolta e mi ha trascinata con sé, attraverso sentieri che neppure immaginavo. 
Molte cose le ho perdute, ma molte altre le ho conquistate. 
Quante persone conosciute oggi non ci sono più? Sparite, perché la loro vita è giunta al termine; sparite perché il loro sentiero si è allontanato dal mio; sparite senza neppure sapere di esserlo.Al loro posto persone nuove, persone da amare, da odiare, da ammirare, da temere, da abbracciare, da allontanare.
Quante situazioni, quanti momenti, quanti sogni, quante aspettative, quanti progetti, quante illusioni, quante lacrime, quante risate, quanta vita in tutti questi anni.
Ma ora è tutto fermo ed immobile e questa staticità mi toglie il respiro. 

giovedì, gennaio 03, 2013

Anno nuovo ... vita di sempre

E le vacanze di Natale sono finite! Pochi giorni a dire il vero, ma sufficienti per rilassarsi un po' è spezzare il tran tran quotidiano o, come dice qualcuno, il tram tram! Non ci posso pensare, ieri ho letto in un commento su facebook  "tram tram" anziché "tran tran" e questa cosa mi ha fatto riflettere. Quante cose ripetiamo così, senza neanche sapere esattamente che cosa significano e da dove derivano certe parole?
Ma non è di questo che voglio parlare oggi. Anno nuovo vita nuova. Macché, vita di sempre. Dopotutto perché dovrebbe cambiare? E soprattutto che cosa c'è da cambiare? Spesso quando si pensa all'anno appena passato ci si augura che il nuovo arrivato sia migliore del suo predecessore, che ci porti tanta fortuna e tante cose belle. Ma in fondo io perché dovrei disprezzare il 2012?
E' stato un anno anonimo, è vero, e se non fosse stato per quell'incidente bruttissimo nel quale ho seriamente rischiato di perdere la vita e dal quale sono miracolosamente uscita illesa, non ci sarebbe assolutamente nulla da ricordare. Un anno in cui tutto poteva accadere ed in cui nulla è accaduto. Appunto, un anno anonimo.
Ma forse era di questo che avevo bisogno. A volte la normalità, la banalità, il tanto odiato e bistrattato tran tran, è la cura per i nostri mali, il cerotto che ci aiuta a risanare le ferite inferte dagli anni precedenti, ad alleviare il dolore e a farci per un po' dimenticare le nostre sfortune.
Non sempre sono necessari momenti eclatanti, gesti appariscenti, imprese eroiche per lasciare il segno. A volte la semplicità del nostro quotidiano ci aiuta a riflettere e a farci capire quanto siamo fortunati ad avere certe cose. Certo si può sempre migliorare. Se contassi tutti i miei desideri e tutti i cambiamenti che vorrei apportare alla mia vita potrei stare qui a scrivere per giorni e giorni senza sosta, però  oggi voglio mettere da parte le cose che mancano e guardare ciò che ho, ciò che ho conquistato, ciò che mi appartiene. Dopotutto così malvagia la mia vita non è!

sabato, dicembre 22, 2012

Forse un giorno chissà

Perché dopotutto pensarti mi fa male, ma non posso farne a meno.
Mi piace pensarti e mi piacciono le cose che fai. Adoro quel tuo modo così buffo di rispondere alle domande, quelle tue frasi a volte lasciate a metà a volte un po' sconclusionate, la tua risata così spontanea e travolgente, la tua voce che si insinua nella mente e ripete continuamente le tue frasi.
Mi piace pensarti e ti vengo a cercare, la dove so che potresti lasciare un segno, un messaggio, una traccia di te.
Ma mi addolora la certezza che io per te non esisto. Sono solo una fra migliaia, confusa tra la folla, un piccolo puntino che si può fare a meno di non notare, tanto è ininfluente. Anche se ti lascio continuamente messaggi, anche se ci provo a farti sapere che esisto e che ti penso, nulla mai cambierà questa situazione.
E mentre tu continuerai ad andare avanti e a collezionare successi, io resterò sempre qui, a scrivere a nessuno, sperando che forse un giorno chissà...

venerdì, dicembre 14, 2012

Sono tornata

Dopo un lungo silenzio, durato più di 2 anni, ho deciso di tornare a scrivere sul mio vecchi blog. Durante questi ultimi tempi sono successe tante cose, molte delle quali piuttosto tristi e dolorose, che mi hanno fatto passare la voglia di scrivere e di raccontare/raccontarmi. Un blocco mentale e psicologico difficile da superare, che forse ha meritato un lungo silenzio ed una pausa di riflessione.
Non che in questi 2 anni io sia rimasta in silenzio.
Ho creato 2 blog che racchiudono 2 mie passioni: la fotografia e la cucina.
Il mio blog fotografico (www.soulwomanphoto.com) racconta un po' le mie avventure fotografiche e le mie impressioni sul mondo della fotografia in generale.
Il mio blog culinario (notespeziate.blogspot.com) raccoglie alcune delle mie ricette, i piatti che cucino ogni giorno per la sopravvivenza.

Ma da qualche giorno avverto il bisogno di uno spazio in cui potere scrivere liberamente quello che mi passa per la mente, senza farmi troppi problemi e così, quale occasione migliore, per rispolverare questo blog che in passato mi ha regalato tante soddisfazioni? Il mio vecchio ed amato Libero Respiro!
Non so se i miei vecchi pochi lettori saranno ancora lì pronti a leggermi. Quello che conta è che io ho di nuovo voglia di scrivere.

martedì, giugno 22, 2010

Ogni limite ha la sua pazienza


Fondamentalmente sono una persona calma: non mi arrabbio mai, non perdo la pazienza, sono serena e non reagisco alle provocazioni. Insomma sono per il quieto vivere e questo fa si che nelle situazioni di tensione io faccia spesso da paciere, senza schierarmi né dall’una né dall’altra parte, ma anzi cercando di fare ragionare le parti in causa. Devo dire che in passato (e lo dico con orgoglio) sono riuscita anche a salvare delle amicizie grazie al mio intervento.
In compenso la gente pensa di me che sono una persona fredda e distaccata e che me ne frego delle cose. Chissà, forse hanno ragione, o forse semplicemente evito di esasperare delle situazioni che per me sono gestibili.
Ma ogni limite ha la sua pazienza.
Il fatto che io non reagisca di fronte ai problemi non vuol dire che le cose del mondo non hanno influenza alcuna su di me. Nella maggior parte dei casi non reagisco per evitare liti, ma accumula oggi, accumula domani, prima o poi sta pentola di fagioli comincia a bollire e se non si toglie il coperchio rischia di esplodere e di fare parecchi danni.
A quel punto le cose sono 2: o prevale in me ancora un barlume di razionalità che mi da la forza di alzare i tacchi, andarmene da un'altra parte, sfogarmi per conto mio e poi tornare quella di sempre, come se nulla fosse accaduto; oppure la razionalità si è bruciata sul fondo della pentola ed allora quello che può succedere può abbracciare un’ampia sfera.
A volte si possono dire o fare cose davvero terribili.
Ragion per cui chiedo con umiltà a chi mi conosce di non abusare troppo della mia pazienza. Se non reagisco non è perché sono ebete o deficiente. Ma se reagisco è perché sono umana anch’io.

venerdì, giugno 18, 2010

1000 km per delle buone pizze

Barbara è la mia soul sister. Noi non siamo sorelle di sangue ma lo siamo nello spirito. Però viviamo in due città diverse e molto lontane ed è per questo che vedersi è difficilissimo. Ultimamente è diventato difficilissimo anche sentirsi. Lei ha sempre mille impegni non ha mai tempo per chiamarmi o per scrivermi un’e-mail. Questo distacco mi pesa molto, mi mancano le nostre chiacchierate, mi manca anche il pensare che se avevo qualche cosa da dire la potevo dire a lei.
Ed è per questo che ho fatto questo sogno.
Ho sognato di andare a trovarla a casa sua. Un pomeriggio mi sono animata di buona volontà e mi sono fatta sti 1000 km a piedi. Arrivata davanti la porta di casa sono entrata senza bussare, tanto la porta era aperta. L’ho trovata che stava preparando delle pizze insieme a delle amiche. Lei è rimasta un po’ sorpresa dalla mia presenza ma ha continuato a fare le pizze senza chiedermi nulla. Io mi sono sentita un po’ in colpa, non so perché. Forse perché ero piombata a casa sua senza avvertirla e senza dirle nulla. Speravo fosse contenta di vedermi ed invece è rimasta impassibile.
Dopo un po’ sono arrivate tante altre persone e tutti attorno ad un grande tavolo abbiamo iniziato a mangiare. Le pizze erano molto buone, condite in vario modo.
L’unica cosa che sono riuscita a dirle sono stati i complimenti per l’ottimo cibo. Le ho detto che l’impasto era davvero buono, né troppo sottile né troppo spesso.
In tutto il sogno lei non mi ha rivolto la parola, ma solo sguardi che non sono riuscita ad intepretare.

martedì, giugno 15, 2010

Sogni ricorrenti: gli esami di maturità

Di sogni ricorrenti ne faccio parecchi ed uno di questi riguarda l’ultimo anno di scuola alle superiori e gli esami di maturità.
Mi ritrovo tra i banchi di scuola ma non ho più 20 anni bensì l’età di adesso. Poiché lavoro ed ho tanti altri impegni, di tempo a disposizione non ne ho molto ed è per questo che non frequento regolarmente le lezioni. Ma sono tranquilla perché penso che questo sia un problema comune. Dopotutto anche tutte le mie compagne di scuola nel frattempo si saranno fatte una vita diversa. Ed invece non è così, anzi è come se per gli altri il tempo si fosse fermato e tutto fosse rimasto come allora, quando il loro unico impegno era la scuola e non avevano altre responsabilità.
Le guardo così indaffarate e così preparate e mi sento profondamente in imbarazzo perché io non ho avuto tempo di studiare e non so nulla.
La cosa peggiore è che gli esami di maturità si stanno avvicinando. Come farò ad affrontarli in modo decente? Come farò a studiare in poco tempo tutto ilo programma di un anno?
E mentre il panico mi sta divorando le budella, all’improvviso si accende una lampadina: io gli esami di maturità li ho già fatti a suo tempo e sono andati pure bene. Allora perché dannarsi tanto? Non ho bisogno di frequentare e non ho neppure bisogno di fare questi nuovi esami.
Finalmente scende la serenità.

Iniziano i mondiali ma senza entusiasmo


È inutile: qualunque cosa possa accadere oramai il calcio non mi entusiasma più. Non so se rallegrarmene o cadere nel malinconico. Dopotutto è la fine di un ciclo.
Ieri sera ho visto la partita con distacco, a tratti non l’ho neppure seguita e il risultato mi ha lasciata indifferente. Che fine hanno fatto i giorni in cui seguivo le partite in religioso silenzio e rivedevo le immagini decine di volte per capire dove avevamo sbagliato e dove eravamo stati bravi? Sembrano ricordi di un passato che non c’è più.
Eppure in questi giorni, rivedendo le immagini del mondiale del 2006, mi sono commossa. Quella fu una gioia vera, sincera, sentita e partecipe. Ma non so se questa commozione sia davvero legata all’evento oppure a quel periodo che non ritornerà più (per fortuna).
Chissà…

venerdì, novembre 27, 2009

La mia visione del natale

Che cosa dire del Natale: semplicemente che ne sono terrorizzata. Ogni anno è il solito lungo, massacrante e snervante itinerario.
Tutto ciò che ruota attorno al Natale mi stressa. A cominciare dagli addobbi: per quale ragione bisogna tappezzare la casa di nastri rossi e dorati, stelle di natale, alberi, fiocchetti, palline, aghi di pino, spruzzi di neve, candele e tutte le menate di questo mondo? Qualcuno me lo vuole spiegare il perché?Se il Natale è la festa della nascita di Nostro Signore, l’unico addobbo appropriato dovrebbe essere un presepe, anche uno piccolino, che ci ricordi l’importanza e la solennità dell’evento. Ma ovviamente il senso del Natale non può essere una cosa così banale, ed è per questo che dobbiamo ostentare pomposità ed un senso di allegria che si allontanano prepotentemente dallo spirito religioso ed abbracciano il consumismo più spietato. E così tutto diventa rosso: la tovaglia per la tavola, i tovaglioli, il servizio di piatti, il servizio di bicchieri, gli asciugamani in bagno, il tappeto di ingresso e persino le mutande. Roba da fare imbufalire il più placido dei tori.
Poi c’è la caccia ai regali. Per carità, fare e ricevere regali è una cosa molto bella ed emozionante, ma solo se fatta con il cuore e con sincerità. Ma quanti regali facciamo col cuore e con sincerità? Quanti regali sono invece un “obbligo”?Ovviamente non c’è mai tempo per pensare ai regali e ti riduci sempre agli ultimi giorni, quando i negozi sono affollatissimi ed inavvicinabili, le commesse super stressate, la gente impazzita, il traffico alle stelle e la roba sui banconi riciclata dai precedenti anni. E allora che cosa regali? Certo sarebbe bello riuscire a pensare a qualcosa di originale, di sfizioso, di innovativo, che sappia commuovere e allo stesso tempo essere utile, che sappia stupire e che non finirà nel ripostiglio a marcire insieme alle scarpe vecchie. Sì, sarebbe bello, ma 30 regali originali in 24 ore sono un record per tutti.E così, stretto nella morsa del tempo che sta per scadere, con la frenesia di chi ha ancora mille cose da fare, ti ritrovi a comperare le solite fesserie, che magari sono identiche a quelle dei precedenti anni, perché non te lo ricordi cosa avevi regalato lo scorso anno, e fra 2 giorni avrai dimenticato anche tutto quello che hai appena acquistato.
Certo, è vero, comperi tanti regali per gli altri e ti giochi in un giorno tutta la tua bella tredicesima, ma è pur vero che arriva anche il momento di ricevere. Dai, almeno piangi con un occhio. Massì, è mezzanotte, apriamoli questi benedetti regali, sottraiamoli alla loro staticità, prendiamoli da sotto l’albero, strappiamo la sgargiante carta rossa con le stelline dorate che vendono al mercatino 50 centesimi al metro quadro e consoliamoci con le nostre sorprese.Wow, una candela profumata! Proprio mi mancava, non ne avevo neppure una.Un golfino fucsia smanicato in lana spinosa e a collo alto. Ma guarda, lo cercavo da tanto tempo, starà benissimo con la gonna arancione che mi ha regalato la zia.E questo completino intimo rosso sgargiante di 3 taglie più grandi della mia. Mi servirà quando ingrasserò.E questo portafoto in finto argento. Starà benissimo accoppiato alla candela profumata.Il bottino di quest’anno comprende anche: una cesta natalizia con panettone, zampone, lenticchie e spumante preso da Eurospin; un set di bagnoschiuma, crema idratante e sapone al profumo di biancospino della Finlandia del nord; sciarpa, guanti e berretto in puro acrilico color grigio topo; una pirofila in finta ceramica tutta dipinta a mano con girasoli appassiti; e mille altre scemenze che non sai dove andare a piazzare.
Ma poi arriva il momento più solenne della giornata, l’immancabile messa di mezzanotte. 2 ore ad ascoltare il prete che ci rimprovera perché ogni anno siamo sempre di meno (e rimproveri proprio noi che invece siamo qui?), perché ci siamo lasciati prendere la mano dal consumismo, perché spendiamo tanti soldi mentre nel mondo tanta gente muore di fame, perché si sono smarriti i valori, e bla bla bla. E ti accorgi che sono le stesse identiche parole dello scorso anno, e dell’anno precedente, e di quello precedente ancora. Oramai neppure lui ci crede più in quello che dice, oramai le sue parole sono come la lettura di un copione già scritto, oramai il suo tono è stanco, sfibrato, atono. Finita la messa ci abbracciamo tutti e ci scambiamo gli auguri più sinceri, avvolti nelle nostre calde pellicce, con al collo una collana in oro da mezzo chilo regalo fresco fresco del nostro maritino affettuoso. Domani ci aspetta il nostro pantagruelico pranzo.
Ed eccolo il pranzo: decine di antipasti di varia natura, tra carne e pesce, tra dolce e salato, tra tradizione e modernità, tra sacro e profano; un abbondante primo che il più delle volte si traduce in una classica ma sempre ben riuscita lasagna; spiedini di carne, salsiccia, pesce al forno; contorni vari; baccalà, sfincione e rimasugli di pizza della sera precedente; una variegata quantità di dolci quali panettone, pandoro, pasticceria mignon, cassata, buccellato; spumante; caffè; cioccolatini vari e torroncini per il post pranzo.E dopo essersi riempiti le pance a più non posso, che cosa c’è di più salubre che rimettersi seduti attorno al tavolo per delle interminabili giocate a carte? Con il cibo stratificato sullo stomaco assisti a vere e proprie competizioni agonistiche, con soldi che vanno e vengono dalle tasche di tutti.

Ma ci sono anche le giocate a tombola assieme a vecchietti e bambini: “26. Come, 36? No 26. peccato, se era 26 facevo terno. Ma già se lo sono preso il terno. Di già? Mi sempre sfortunata devo essere. Tombola! E chi l’ha presa. Ma la bambina ovviamente. Meno male che se l’è presa lei…”.Nel tardo pomeriggio iniziano ad arrivare una valanga di sms di auguri, quelli che si mandano uguali a tutti gli utenti della tua rubrica, tanto hai la carta auguri e non paghi nulla. Indispettita di essere una fra tanti non rispondo a nessuno di questi messaggi, a meno che non si tratti di un sms indirizzato solo ed esclusivamente alla mia persona.E ci si appresta a fine serata, stanchi, distrutti, sfiniti. Non sono passate neppure 3 ore dalla fine del pasto eppure la tavola è di nuovo apparecchiata. Tutti dicono: “Ma no, sono sazio, non ho fame” eppure tutti finiscono per sedersi e mangiucchiare.Ce ne torniamo tutti a casa, col sorriso stampato sulle labbra, soddisfatti della bella giornata e con la voglia di ripeterla quanto prima.
Magari proprio a capodanno!!!!!!

martedì, ottobre 21, 2008

Il moralizzatore

Di giorno è una persona normale come tutte le altre: simpatico, alla mano, socievole, cortese… Se lo incontri per strada non è detto che non si fermi a scambiare 2 chiacchiere con te, a prendere un caffè al bar, a discutere del più e del meno, profondendo sorrisi e buon umore.
Ma quando scendono le tenebre su tutta la terra, quando il buio serpeggia tra le strade rendendole più insidiose, quando la soglia di attenzione si affievolisce in ognuno di noi, ecco che avviene la trasformazione: egli si chiude dentro una cabina del telefono e, dismessi i panni della persona comune, indossa quelli del supereroe che incarna: il moralizzatore!

A quel punto diventa irriconoscibile: giacca e cravatta sempre in tinta; capelli corti, ben pettinati e senza mai un ciuffo fuori posto; barba appena fatta e viso liscio e ben curato; ma soprattutto quello sguardo sereno e serafico di chi è al di sopra di tutto, di chi passa davanti alla sporcizia senza intaccarsi, di chi è immune da ogni tipo di peccato.
Come potremo vivere senza di lui, che ci punta il dito contro e ci elenca l’innumerevole lista dei nostri peccati? Noi, poveri esseri mortali, troppo presi da cose futili, come lavorare, o mettere soldi da parte per fare la spesa, pagare le bollette e arrivare a fine mese; noi, poveri esseri tristi ed infelici, che ci preoccupiamo di sciocchezzuole come il futuro; noi che alla sera ci lasciamo vincere dalla stanchezza e non ci preoccupiamo di lasciarci andare a discussioni lunghe, complesse e articolate.

Ah, quanto meschina è l’esistenza di tutti noi, povere pecorelle smarrite e senza una guida. Ma per fortuna c’è lui, il moralizzatore, l’unico in grado di capire dallo sguardo la natura dei nostri mali: il peccato!
È attraverso il peccato che ci allontaniamo da Dio, dai suoi insegnamenti e da tutto ciò che renderebbe la nostra vita felice. Ma come possiamo essere così ciechi? E allora perché non prendere esempio dalla sua vita che è così perfetta; dalla sua famiglia che è così perfetta; dalla sua condotta che è così perfetta: tutto ciò che lo circonda e tutto ciò che lui tocca è perfetto. Si, lo so, ho usato troppe volte la parola “perfetto”, ma ditemi quale altro termine riuscirebbe a descrivere al meglio la sua persona. Nessuno ovviamente.

A questo punto (già vi vedo col viso deformato dalla curiosità) vorrete sapere chi è questo essere al di sopra delle parti e dove lo si può trovare. Nulla di più semplice, basta seguire il mio stesso corso prematrimoniale e avrete l’onore di conoscerlo e di farvi da lui catechizzare. Scoprirete quanto sia bello sentire la sua voce mentre, con sguardo fiero ed imperturbabile, enuncia i mali dell’umanità (presenti nelle nostre misere vite) e ci indica la strada per superarli e sconfiggerli. Ah, quel suo modo di parlare, quella dialettica, quel tono fermo, quel sorriso sprezzante, quel dito puntato contro di noi: tutte cose che un giorno mi mancheranno, perché senza di lui la mia vita potrebbe tornare quella di sempre quando, ignara di tutto, la affrontavo e la vivevo come tutti gli altri esseri umani sulla faccia della terra.

giovedì, ottobre 02, 2008

Corso prematrimoniale


Avrei potuto iniziare questo post con uno dei più classici incipit, tipo “Sembra strano, pensavo che mai sarebbe accaduto, eppure anche per me è giunta l’ora di frequentare un corso prematrimoniale…”, ed invece la frase che mi viene più naturale dire in questa circostanza è un’esclamazione che recita pressappoco così: “Oh mio Dio!”.
“Oh mio Dio” altro non è che la prima cosa che ho detto non appena è terminato il nostro primo incontro, e temo che null’altro riuscirebbe ad esprimere al meglio il mio stato d’animo. Mi avevano messo in guardia sul tipo di personaggi con cui mi sarei dovuta rapportare e che l’unico atteggiamento da assumere era quello della “rassegnazione” in attesa che tutto arrivi ad una conclusione, però, dentro di me - rivangando quell’ingenua speranza che mi accompagnava da bambina quando vedevo decine di coppie, dopo la messa della domenica, recarsi in sacrestia per il loro corso - pensavo che forse qualche cosa di utile ne sarebbe venuto fuori. Ma ahimé, mai speranze furono rese più vane.
Non ho ancora capito bene la dinamica della situazione, non ho ancora capito bene quale sarà lo scopo di tutta la faccenda (i due catechisti ci assicurano che il corso riesce bene solo se alla fine almeno due coppie scoppiano), però so per certo che i primi 7 incontri saranno di natura religiosa e che i restanti saranno tenuti da esterni. Ma esterni di che? Boh, staremo a vedere.
Ma parliamo dei due catechisti sopra citati, che non amano definirsi così. La loro premessa (che poi voleva essere una promessa) di non essere 2 catechisti rigorosi ed intransigenti, ma due persone con cui parlare, dialogare e a cui rivolgere dubbi ed incertezze, si è dileguata dopo pochi minuti di conversazione, quando “all’apparir del vero tu misera cadesti”. Non me ne vogliate male, le citazioni leopardiane sono quelle che amo di più, quindi se le trovate qua e là sui miei testi non fateci caso, però servono a rendere l’idea. Infatti, non appena è iniziata la lezione, i due tizi hanno dismesso i panni degli “amici un po’ più maturi” per indossare quelli di sacerdoti in borghese.
Mi sentivo a messa, smarrita in una delle tante lunghe, estenuanti e dispersive omelie alle quali mi sottoponevo quando un tempo la chiesa la frequentavo per davvero. Le omelie sono sempre state il mio punto debole, nella maggior parte dei casi la mia mente divagava in fantasticherie, in pensieri contorti, complessi, confusi e senza capo né coda, perché seguire i ragionamenti del sacerdote era per me un’impresa ardua.
Ma non divaghiamo!
Mi rendo conto che ognuno dei catechisti merita una descrizione appropriata che non mancherò di fornire nei prossimi giorni, non appena avrò raccolto materiale sufficiente a delineare il loro identikit!