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lunedì, gennaio 28, 2008

La mafia fa schifo (ma Totò Cuffaro mancu cugghiunia)


Praticamente da sempre non facciamo altro che collezionare una serie di brutte figure nei confronti dell’Italia e del resto del mondo, che finiscono per aggravare la pessima opinione che tutti hanno nei nostri confronti. Non bastava avere rieletto come presidente della regione Totò Cuffaro, già indagato per mafia; non bastava che al termine di un lungo ed estenuante processo quest’ultimo risultasse colpevole e condannato a 5 anni per favoreggiamento; non bastava che, nonostante la condanna, il nostro caro presidente se ne tornasse alla sua poltrona come se nulla fosse accaduto, a lavorare per noi e per il nostro bene; ebbene, non bastava tutto questo, ci voleva pure festeggiare la condanna a suon di cannoli, come se avesse vinto alla lotteria! Unire 2 elementi caratteristici della nostra Sicilia: l’elemento positivo, le nostra tradizione culinaria, con l’elemento negativo, quella mafia che da sempre ci sporca. D’ora in poi tutti accomuneranno i cannoli con la mafia…. Vi rendete conto del danno morale?

Alla fine le dimissioni tanto attese sono arrivate, al termine di un discorso pronunciato dal nostro ex presidente in cui lui, agnello sacrificale vittima di una giustizia malsana ed ingiusta, si vedeva costretto ad abbandonare il suo incarico per non compromettere il lavoro del suo parlamento. Discorso tanto aulico quanto inutile poiché una lettera di sospensione stava per arrivare alla sua scrivania.

E tutto questo dopo i manifesti formato gigante che qualche tempo fa tempestavano tutte le strade, con la scritta “LA MAFIA FA SCHIFO” e firmati dallo zio Totò in persona. Manifesti pagati ovviamente con i nostri soldi.

Ma la cosa più triste in assoluto, che ancora di più ci danneggia come immagine, è che nel confronto di due anni fa, che vedeva contrapposto un indagato per mafia come Cuffaro, e una vittima della mafia come Rita Borsellino, ha visto vincere (anzi stravincere) il primo, come a voler ribadire una strada intrapresa e portata avanti.

Che tipo di messaggio stiamo trasmettendo al resto del mondo? Mafiosi siamo e mafiosi vogliamo rimanere, ecco il concetto, ecco il nostro più grande disonore.

Purtroppo il nostro sistema elettorale, ancora oggi, si basa sul porta a porta. Un tizio bussa alla tua porta e ti regala centinaia di bigliettini elettorali con il suo nome. Poi, con voce pacata, amichevole, gentile e rassicurante, si dispiace del fatto che nella tua famiglia ci sia tuo fratello, tuo padre, tuo marito, tuo zio, ecc… che purtroppo non ha un lavoro stabile. Certo ci vorrebbe un miracolo per “farlo impostare”, così tutta la famiglia ne trarrebbe giovamento. Ma aspetta un attimo, fallo pensare, forse forse una soluzione ci sarebbe. Lui conosce qualcuno che conosce qualcuno che conosce qualcuno che sta nei piani alti e volendo ci potrebbe mettere una buona parola. Magari certe situazioni si sbloccano e se tutto va bene potrebbe fare il nome del tuo parente e tutto si risolverebbe. Certo però se lui fosse eletto tutto sarebbe più facile, anzi non ci sarebbero problemi.

E gli elettori, come tanti caproni, si fanno infinocchiare da queste promesse che alla fine produrranno la bellezza di un panettone del discount a Natale e tanti cari saluti.

Siamo ignoranti, siamo stupidi e certe cose ce le meritiamo. La mafia, dopotutto, fa parte della nostra stessa natura e in fin dei conti un po’ ci fa comodo, se non altro per addossarle tutte le colpe dei nostri fallimenti.


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giovedì, novembre 01, 2007

Festa dei morti o Halloween



La Sicilia è terra ricca di tradizioni e feste popolari molto antiche che si tramandano da generazioni e che ne fanno una regione affascinante e allo stesso tempo misteriosa. Alcune di queste sono accompagnate da leggende e credenze che mescolano il sacro con il profano, la realtà con la fantasia. È il caso del 2 novembre, giorno dedicato alla commemorazione dei defunti, che da queste parti viene vissuto in maniera tutt’altro che triste, tanto da essere chiamato il giorno della Festa dei Morti. I cari defunti, che nell’immaginario collettivo sono cupi e addolorati, si trasformano in generosi e burloni e la notte tra l’1 e il 2 novembre abbandonando per qualche ora le loro eterne dimore, distribuiscono giocattoli, dolci e vestiti ai bimbi buoni, nascondendoli negli angoli più strani della casa. Al mattino ogni bambino inizia la sua frenetica corsa alla ricerca dei tanto attesi regali che di solito si trovano sotto il letto, sopra l’armadio, dentro i cassetti, ecc.. I maschietti generalmente trovano pistole giocattolo, robot, automobiline, trenini elettrici ed interi cantieri in miniatura; le femminucce trovano le classiche bambole che piangono senza il ciuccio, Barbie, cucine con tutto il pentolame al seguito. Poi tutti assieme si va al cimitero a portare fiori, a ringraziare i propri cari per la loro generosità e a ricordarli come quando erano in vita.

Un’antica tradizione questa, un tempo attesa più del Natale, che ancora una volta mette in luce lo spirito festaiolo e allegro che caratterizza i Siciliani e li contraddistingue in tutto il mondo. Ovviamente non può esistere una festa che non abbia delle specialità gastronomiche al seguito. Il dolce tipico per eccellenza è la frutta di martorana, detta anche pasta reale, realizzata con farina di mandorle e zucchero. Il nome di questo dolce deriva dalla chiesa della Martorana di Palermo, dove nel XII secolo le monache lo preparavano in occasione della festa di Tutti i Santi. Oggi i pasticceri hanno raggiunto livelli tali da riuscire a riprodurre fedelmente non soltanto frutta ma anche crostacei, panini con salame o panelle, piatti di spaghetti al sugo, talmente belli che sembra quasi un sacrilegio mangiarli. La frutta martorana viene in genere servita in grossi cesti, assieme a frutta secca e biscotti tipici, come i mustazzoli (ossa di morto). Oltre alla martorana esistono i pupi di zuccaru, vere e proprie bambole realizzate con zucchero e poi colorate a mano, che raffigurano paladini, personaggi dei cartoni animati e delle favole. Coloro che non amano i dolci possono stare tranquilli, perché anche il loro palato è accontentato. Difatti al mattino presto, in tutti i panifici, si possono trovare le muffolette, delle pagnotte da condire con pomodoro, sarde e cipolla e da mangiare ancora calde. In occasione della festa vengono allestiti dei mercatini dove è possibile trovare di tutto: dolci, giocattoli ed oggetti bizzarri e curiosi.

Eppure oggi se un bambino vestito da mostriciattolo viene a suonare alla porta brandendo la frase “Dolcetto o scherzetto” e pretendendo da noi dolci in cambio di protezione, o se veniamo invitati ad una festa in maschera in mezzo a streghe, vampiri e zombie, o se qualcuno arreda la casa con zucche vuote illuminate da una candela, quasi non ci facciamo più caso e accettiamo passivamente la trasformazione della Festa dei Morti in Halloween. Questa nuova festa, arrivata da noi dagli Stati Uniti grazie ai centinaia di telefilm made in U.S.A che popolano la nostra televisione, in realtà ha origini molto antiche e si fa risalire alla tradizione celtica del V secolo a.C. Secondo la leggenda, il 31 di ottobre gli spiriti dei defunti vagavano per la terra alla ricerca di un corpo da possedere per ritornare in vita. I celti, al fine di scoraggiare gli spiriti, spegnevano ogni fuoco, rendevano fredde le loro case e si abbruttivano il viso e il corpo. La tradizione è poi giunta in America nel 1840, quando gli irlandesi emigrarono verso il nuovo mondo. Oggi gli americani l’hanno trasformata in una festa in maschera, simile al nostro carnevale ma in versione horror, ed è un modo come un altro per ridere dell’idea della morte. Queste due tradizioni, generate dallo stesso principio ma sviluppatesi in maniera del tutto differente, ci mostrano ancora una volta quanto il mondo sia vario e allo stesso tempo bello. È giusto conoscere e capire gli altri, ma questo non vuol dire emularli a tal punto da dimenticare da dove veniamo e quali tesori possediamo già. Chissà se ci riusciremo.


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venerdì, agosto 31, 2007

La lunga estate calda

Dicevano che sarebbe stata l’estate più calda di tutti i tempi, come naturale conseguenza di un inverno fin troppo mite e di un innalzamento delle temperature medie stagionali che ormai da anni procede con ritmo incalzante. Ed effettivamente il caldo non è stato per nulla clemente, anzi i picchi di temperature toccate sono più che sconvolgenti. Eppure personalmente non mi sento di dire che questa estate sia stata così tremenda.

Abbiamo avuto un’ondata di caldo a giugno, quando il termometro ha abbondantemente superato i 40° e il consumo esagerato dei condizionatori ha fatto saltare il sistema di distribuzione di energia elettrica, forse troppo impreparato a gestire una situazione simile. Poi tutto è rientrato nella norma ed abbiamo vissuto un clima estivo regolare.

Poi abbiamo avuto un’altra ondata di caldo a luglio ma stavolta l’energia elettrica non è venuta a mancare e dopo pochi giorni ancora una volta tutto è rientrato nella norma.

E stiamo vivendo un altro periodo infuocato in questi giorni, a causa del vento di scirocco che ha portato aria calda ed afa. I metereologi assicurano che a breve anche questa ondata finirà e torneremo nella norma.

L’allarmismo quindi sollevato prima dell’estate forse era un po’ esagerato. Da come ci era stata prospettata la situazione avremmo dovuto vivere in un clima di caldo afoso per tutti i tre mesi estivi, quando in realtà, a parte i tre picchi di caldo sopra citati, l’estate si è consumata regolarmente, come tutte le estati. Allora mi chiedo: perché creare tanti allarmismi? Perché ci prospettano sempre una situazione disastrosa e senza rimedio?

Un recente sondaggio ha decretato che la maggiore preoccupazione della popolazione italiana è l’instabilità del clima e le sue drammatiche conseguenze. Forse è vero che la natura è impazzita, forse è vero che succedono cose strane, ma nessuno fino ad ora è riuscito a spiegarle in modo corretto, e più che dell’instabilità del pianeta mi preoccuperei delle informazioni allarmistiche che ci vengono sciorinate quotidianamente. È come se qualcuno ci godesse a farci stare tesi sulla corda dell’incertezza.

Ciò che invece mi desta maggior preoccupazione è il numero di incendi e le devastazioni che ne conseguono. Fino a qualche anno fa gli incendi si “limitavano” a bruciare ettari di boschi ma senza quasi mai intaccare le abitazioni. Da quest’anno invece molte case sono state distrutte, molte persone uccise e l’esempio della Grecia è forse il più emblematico. È come se la piromania si stesse diffondendo come una malattia infettiva e inducesse la gente a seguire le gesta di “colleghi” incendiari. Siamo arrivati all’assurdo: qualche giorno fa un tizio ha dato fuoco alla sua stanza d’albergo perché la sera precedente gli avevano servito una cena poco gradevole.

Ci sono i piromani che agiscono con scopi ben precisi, ma ci sono anche i pazzi. E questo è veramente preoccupante perché andiamo incontro ogni volta a stragi e distruzioni sempre più gravi.

Mi auguro che si faccia qualcosa per fermare questo massacro…



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giovedì, giugno 28, 2007

Che ne sarà di noi

Quando andavo alle elementari la maestra proponeva temi che avevano come argomento principale l’inquinamento della terra e le conseguenze di esso sulla nostra vita. Erano anni difficili quelli: il terrorismo in Italia mieteva tante vittime, la gente moriva allo stadio per vedere una partita e a Chernobyl una centrale nucleare esplodeva, spargendo sul mondo intero le sue radiazioni assassine. Anche se tutto questo era accaduto molto lontano da noi, si consigliava di non bere il latte e di non mangiare verdure, e si monitoravano i movimenti della nube tossica.

Le notizie del telegiornale non erano confortanti. Al di là della nube tossica c’erano altri problemi da fronteggiare, come l’imminente fine del petrolio, l’effetto serra, l’innalzamento delle temperature, l’aria inquinata, le foreste disboscate e il deserto che avanzava. Tutto ciò dipingeva un futuro assai difficile, per non dire quasi improbabile, in cui avremmo vissuto su un pianeta in disfacimento continuo. La panacea di tutti i mali sembrava essere la sensibilizzazione al buon senso e al rispetto per la natura. In poche parole sarebbe bastato ridurre l’uso delle automobili e degli spray deodoranti per migliorare sensibilmente la situazione. Ma ben poco migliorava e mi prendeva uno stato di angoscia tale che guardavo quasi con disprezzo chi continuava a vivere tranquillamente come se niente fosse. Come si poteva sposarsi, avere dei figli e programmare il futuro sapendo che presto la catastrofe ci avrebbe assaliti? Come pensare di vivere su un pianeta in cui l’aria era irrespirabile, le temperature insopportabili e l’acqua inesistente? Angoscia, terrore, paura e sgomento sono solo alcune delle sensazioni che ricordo.

Sono passai 25 anni da allora eppure niente è migliorato. Anzi tutto è peggiorato: le automobili sono aumentate a dismisura; le foreste stanno scomparendo sia a causa del disboscamento che degli incendi estivi; il petrolio non è affatto finito anzi sembra una fonte inesauribile che ci tiene in uno stato di schiavitù; le navi petroliere affondano al largo e spargono i loro liquidi sul mare, uccidendo flora e fauna; i ghiacciai si sciolgono repentinamente ed ogni anno centinaia di spiagge spariscono a causa dell’innalzamento delle acque; le alluvioni trasformano in acquitrini centinaia di centri abitati; gli uragani cancellano intere città; le temperature sono sempre più calde ed insopportabili; il clima sembra impazzito e gli sbalzi di temperatura sono all’ordine del giorno. Che cosa sta succedendo? Dove andremo a finire? Perché non si fa niente per migliorare la situazione? E soprattutto, possiamo fare davvero qualcosa per migliorare la situazione?

Alcuni studiosi sostengono che l’inquinamento atmosferico c’entri poco con la situazione che stiamo vivendo. Il nostro pianeta, in miliardi di anni di vita, ha subito tanti cambiamenti e, come ci sono state le ere glaciali, allo stesso tempo ci sono stati i periodi di surriscaldamento. E tutto ciò è avvenuto in modo graduale, nel corso di migliaia di anni. È a causa di questi eventi così catastrofici che molte razze di animali si sono estinte (vedi i dinosauri), mentre altre hanno subito dei cambiamenti necessari per adattarsi alle nuove condizioni climatiche. Se così fosse, allora noi che cosa possiamo fare? Poco e niente, perché fermare il corso della natura è praticamente impossibile.

Tuttavia la certezza della causa di questo strano periodo non la sapremo mai.

Non facciamo altro che dire “Non ci sono più le mezze stagioni” perché si passa dal caldo al freddo in modo repentino, eppure Leopardi, nel suo Zibaldone, già manifestava questo problema e a quel tempo l’inquinamento non c’era! A cosa dobbiamo credere allora? Perché nessuno ci da risposte serie e concrete? Perché siamo costretti a vivere in questo perenne stato di precarietà?



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mercoledì, marzo 07, 2007

8 Marzo: Festa della Donna

8 marzo, festa della donna. Già, perché la donna è un essere preziosissimo al mondo e come tale va festeggiato. Molte sono le teorie relative all’origine di questa festa. Secondo l’ipotesi più accreditata, l’8 marzo del 1908 avvenne un fatto gravissimo negli Stati Uniti: un gruppo di donne operaie di una fabbrica, scioperarono per diversi giorni contro le pessime condizioni di lavoro. Il proprietario della fabbrica, tale Mr. Jhonson, stanco dello sciopero, appiccò un incendio, dopo aver chiuso tutte le uscite di sicurezza, e le 139 donne chiuse nella fabbrica morirono.

Molti sostengono che la festa della donna sia inutile (qualcuno si rifugia dietro a parole del tipo “le donne si festeggiano ogni giorno”), ma forse quello che più dobbiamo tenere in considerazione è che la condizione della donna è sempre stata soggetta (ed ancora lo è in molti paesi) a strane interpretazioni. Diciamoci la verità: la donna non è mai stata considerata alla pari dell’uomo e sebbene oggi abbiamo ottenuto la tanta agognata “parità dei diritti”, siamo ancora ben lontani dalla reale applicazione di questo principio.

Certo la nostra condizione oggi è paradiso in confronto a quanto lo era qualche anno fa. Ora possiamo lavorare e svolgere mansioni importanti che vadano al di là della pulizia quotidiana del bagno o della preparazione della cena; ora possiamo avere cariche importanti negli uffici ed avere uomini che prendono ordini da noi; ora possiamo intraprendere persino una carriera militare e guidare un esercito in guerra! Sono tante le cose che oggi possiamo fare e di questo siamo estremamente felici, ma la cosa più triste sapete quale è? È che ci sono volute delle leggi affinché tutto questo avvenisse. Sarebbe bastato un po’ di rispetto ed una naturale valutazione della condizione umana per arrivare magari agli stessi risultati, ed invece ci sono volute dure lotte e leggi appropriate.

Perché?

Perché esiste una società patriarcale così forte e radicata?

Una cosa non la possiamo negare: siamo diversi. E se Dio ci ha creati così, un motivo logico ci deve essere. È giusto considerarci diversi perché sarebbe da stupidi negarlo, ma alla fine siamo tutti esseri umani, e come tali abbiamo gli stessi diritti. Io personalmente ho dovuto faticare parecchio per avere un po’ di libertà dai miei genitori: mentre i miei fratelli uscivano tranquillamente e tornavano quando volevano, a me erano negate tantissime cose e l’unica risposta che mi veniva fornita era: “Ma tu sei donna”. E quando cercavo di avere maggiori chiarimenti mi si parava davanti sempre un muro di gomma sul quale rimbalzavo a cadevo facendomi male. Possiamo fare tutte le leggi di questo mondo, ma non possiamo cambiare la mente delle persone e l’unica nostra speranza è che solo con gli anni si possa cambiare, in modo graduale e naturale.

Per questo ritengo che la festa della donna sia una festa giusta: perché dobbiamo ricordare come eravamo un tempo, come siamo adesso e come diventeremo in futuro. È giusto ricordare ed è giusto continuare ad andare avanti.

Poi però ci sono le modalità di festeggiamento, e su quelle ci sarebbe molto da dire. Qui purtroppo il business ci ha messo molto di suo e sono stati creati tutta una serie di rituali di tutto rispetto.

L’8 marzo, per molte donne, è l’unico giorno dell’anno in cui finalmente si può mettere piede fuori di casa! Basta girare per strada la sera e ci si accorge di essere circondati da macchine piene zeppe di donne, con diverse generazioni al seguito: dalla nonna alla nipotina, dalla zia alla cugina, dalla vicina di casa alla semplice conoscente. Tutte le donne si riuniscono per andare a divertirsi. Come? Qualcuna si limita ad una cena in un locale stracolmo di donne ululanti, vestite come se dovessero andare ad un matrimonio, con scollature improbabili e capigliature da fare invidia a Penelope Cruz in “Non ti muovere” (film bellissimo che consiglio a tutti di vedere…). Qualcuna osa di più: assistere ad uno streep maschile. Già, perché se per tanti anni le donne sono state costrette a spogliarsi per compiacere gli uomini, non vedo perché oggi non si possa fare il contrario. Se proprio devo dirla tutta non ho mai partecipato ad uno di questi spettacoli e quindi non so come vadano esattamente le cose, ma di certo l’idea di vedere un uomo supermuscoloso che si spoglia per tante donne e per soldi, non mi aggrada per niente. Preferisco un uomo, magari con un po’ di pancetta e senza tanti muscoli che però si spoglia solo per me. Mi sembra molto più eccitante e appagante.

Ed allora, mie care donne: festeggiamo questo giorno perché è giusto farlo, ma non umiliamoci così tanto. Lasciamo che siano gli uomini a farlo, dopotutto a loro riesce naturale…



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