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martedì, novembre 10, 2015

X Factor e l'insostenibile leggerezza dei talent show

Ormai da qualche settimana ha avuto inizio la nona edizione di X Factor, uno dei primi e più amati talent show che va alla ricerca di nuove voci da lanciare nel mondo della musica. La formula è sempre la stessa, ovvero migliaia di giovani (e meno giovani) che si presentano ai provini e vengono selezionati da 4 giudici esperti del settore, per poi essere proposti ai live show dove, attraverso eliminazione diretta, ne resterà soltanto uno. Al vincitore un contratto con la casa discografica, tanta pubblicità e l'augurio di un grande successo. E fin qua nulla di nuovo. Quest'anno, per la prima volta, i giudici sono 4 musicisti che di dischi ne vendono parecchi, come Elio, Skin degli Skunk Anansie, Mika e Fedez. Insomma una bella squadra.

Confesso di avere seguito con un notevole entusiasmo alcune delle edizioni precedenti tuttavia, con il passare del tempo, questo talent show ha perso per me interesse. I motivi sono parecchi.
Innanzitutto la formula, sempre uguale, e quindi a lungo andare noiosa: le assegnazioni di brani già esistenti che vengono reinterpretati dai concorrenti con nuovi arrangiamenti, le esibizioni con tanto di coreografia spettacolare, i commenti che a volte sembrano esaltare problemi inesistenti e osannare banali prestazioni, il televoto e la consacrazione. Insomma, sempre la stessa solfa. Va bene direte voi, queste sono le regole, non è che si possa fare diversamente. Ed avete ragione, sulla formula c'è poco da fare. I problemi sono altri.

Quello che noto è che i personaggi più originali, estrosi, che possono portare innovazione, nella maggior parte dei casi vengono scartati, per fare posto a coloro che molto di più si adattano a quello che vuole il pubblico. Perché chi decide veramente chi deve andare avanti è sempre il pubblico sovrano. Ma poi il pubblico sa veramente ciò che vuole? Il bello dell'arte non è riuscire a sorprendere con qualcosa che nessuno si aspetta?
Spesso i commenti dei giudici sembrano pilotati, come se si volesse influenzare il giudizio finale, mandando avanti alcuni a discapito di altri. Complottismo? Non so, il dubbio però rimane.

Alla fine viene fuori un cantante che ha vinto interpretando brani bellissimi del passato (spesso in inglese) e poi viene "costretto" a fare un disco di canzoni più o meno commerciali, molte delle quali passano inosservate. A parte Mengoni che ha un successo strepitoso (e comunque ha dovuto faticare non poco, rischiando quasi l'anonimato), molti sono praticamente finiti nel dimenticatoio e altri si sono ricavati una piccola fetta di seguaci. Insomma quello che emerge non è tanto la mancanza di nuove voci ma la mancanza di autori interessanti. E' vero che le vie del successo sono sempre molto articolate ed incomprensibili, tuttavia l'innovazione negli ultimi anni si fa sempre più latente.
Ed è per questo che ultimamente seguo X Factor con notevole distacco.
Ma questa ovviamente è solo la mia opinione, che vale quanto il due di coppe quando la briscola è a mazze.

lunedì, luglio 20, 2015

Lorenzo negli Stadi 2015 - Messina

E pensare che quando è arrivato per la prima volta al successo nel 1988 non lo sopportavo affatto. Mi sembrava uno sbarbatello senza un minimo di cultura che scimmiottava i rapper americani e si vantava di essere il pioniere del rap in Italia. Canzoni come Gimme Five, E' qui la festa, Ciao Mamma, Vasco e via discorrendo erano per me l'apoteosi della banalità, e se mi avessero detto che un giorno sarei andata a vedere un suo concerto avrei riso a crepapelle per giorni e giorni.
Eppure in più di 25 anni di carriera Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, ha avuto un'evoluzione artistica e musicale impressionante, del tutto inimmaginabile agli esordi. Chi poteva anche solo lontanamente sospettare che dietro quel ragazzetto col cappellino con la visiera al contrario si nascondesse una persona con tante cose da dire ed un'energia invidiabile? In questi anni ha tirato fuori una canzone dietro l'altra ottenendo sempre un grande successo. Da L'ombellico del mondo a Tanto3, da A te a Gli immortali, da Baciami ancora a Mi fido di te, da Tensione evolutiva a Tutto l'amore che ho, da Fango a Penso positivo e tantissimi altri successi, esplorando diversi generi musicali e sonorità, cambiando continuamente il sound dei suoi brani e tutto questo con testi mai banali, sempre molto ricercati, sempre molto significativi e mai noiosi. Come è possibile che una sola persona possa avere una carica ed una creatività che ogni volta ti sorprende?

Tutto secondo me ha avuto inizio da Penso positivo, brano in cui Jovanotti ha veramente espresso il suo modo di vivere e di intendere la vita. Avrebbe potuto essere una di quelle canzoni in cui si buttano giù parole ad effetto per accaparrarsi i favori del pubblico, ed invece mai  testo fu più veritiero. In tutti i suoi brani successivi il pensare positivo è stato l'unico vero filo conduttore. Spesso le canzoni più belle sono anche quelle più tristi e più struggenti. Jovanotti invece conquista con canzoni che parlano di energia, di vita, di sentimenti, di gioia e riesce sempre ad arrivare diritto al cuore.
Ed è per questo motivo che lo scorso sabato 18 luglio ho assistito per la prima volta ad un suo concerto, in quel di Messina, e mi sono divertita parecchio. 
Non è un concerto ma uno spettacolo. Un grandissimo spettacolo in cui musica ed immagini si fondono, curato in ogni minimo dettaglio. Tutto inizia con un filmato dal futuro in cui Jovanotti lavora come cuoco in un futuristico fast food. La comparsa di Ornella Muti come ologramma e il dono di una tuta da supereroe riportano Lorenzo ai giorni nostri, con l'unico compito di ristabilire il caos in un mondo che è troppo perfetto e quindi irreale.
Ogni brano è accompagnato da immagini ed elaborazione grafica che si fonde con le immagini in tempo reale del concerto. Lo spettatore viene investito da questa immensità, da questa maestosità, in cui niente sembra lì per caso e tutto è studiato nei minimi dettagli. In tutto questo Jovanotti canta per 2 ore e mezza senza mai fermarsi un momento, saltando, ballando, cambiando abito una decina di volta, scendendo ad abbracciare il pubblico e con il sorriso sempre stampato sulle labbra. E' impossibile pensare che abbia 48 anni. Voglio dire, ma dove cavolo la prende tutta questa energia?
Durante tutto il concerto mi ha trasmesso la sua positività, la sua voglia di vivere, la sua grandezza artistica. Insomma, un artista a 360° che non smette mai di stupire. Fenomenale!

E poi è anche un gran bel ragazzo! Solo lui può permettersi di indossare quegli abiti così appariscenti che addosso a chiunque altro sembrerebbero ridicoli, mentre su di lui fanno una grande figura. Ma lui continuerebbe ad essere un gran bel tipo pure vestendo un sacco di patate!

Grazie al concerto mi sono concessa anche un fine settimana fuori, ospite a Sinagra a casa di Laura. Sono stati 2 giorni veramente piacevoli: bere birra fino alle 2 di notte con gli amici; fare colazione con granita e brioche, fare il bagno nello splendido mare di Capo D'Orlando, mangiare i prodotti tipici dei Nebrodi; e poi ovviamente il concerto. Ah, che vita dura!!!!!

mercoledì, febbraio 20, 2013

Chiara ed il suo posto nel mondo


Fino a qualche mese fa era una ragazza come tante. 26enne, laureata in economia, uno stage in un'azienda che si occupa di finanza ed un sogno nel cassetto che si porta fin da quando è una bambina: fare la cantante.. Poi la sua vita è stata stravolta in pochissimo tempo. Viene selezionata come concorrente ad XFACTOR6, stravince meritatamente, riceve complimenti anche da artisti affermati, viene selezionata tra i big per il Festival di Sanremo ed il 14 febbraio esce il suo primo disco di inediti dal titolo "Un posto nel mondo". Disco che vanta collaborazioni con autori di un certo spessore nel panorama musicale italiano: Bianconi, Zampaglione, Neffa, Samuel dei Subsonica, Fiorella Mannoia, giusto per citare i più famosi.
Sembra l'inizio di una carriera fulminante, di quelle che spiccano il volo fin dall'inizio e che sembrano destinate a lasciare il segno.
Tutto in pochissimo tempo, tutto molto in fretta. Forse troppo in fretta.

L'impressione che si ha è che c'era davvero tanta carne al fuoco, ma proprio tanta, e pure di ottima qualità, ma che la fretta di cavalcare l'onda del successo abbia in qualche modo penalizzato il risultato finale.
Il disco è molto bello, sonorità soft e delicate, testi ricercati e mai banali, canzoni che si apprezzano solo dopo svariati ascolti. L'esempio più lampante è la canzone finalista di Sanremo, "Il futuro che sarà", scritta dal leader dei Baustelle Francesco Bianconi: un testo molto impegnato, esistenzialista, arrangiato come un tango, poco sanremese, perché solo dopo svariati ascolti si riesce ad apprezzarlo veramente e a capirne il significato molto profondo. Significato avvalorato dall'interpretazione di Chiara molto convincente.
Tuttavia, ascoltando tutti gli altri brani,  è come se da un momento all'altro dovesse succedere qualcosa ed invece non succede nulla.

La voce di Chiara non viene quasi mai valorizzata. Va bene che se uno è bravo non deve per forza fare un disco di acuti e gorgheggi buttati qua e là a casaccio, giusto per mostrare le doti canore, ma la mia mente va alla sua interpretazione di Purple Rain, la prima puntata di XFactor, dove senza strafare, in modo del tutto coerente al brano, ha mostrato tutte le sue qualità, con una interpretazione da brivido difficile da dimenticare. Per non parlare di Over the rainbow, altra sua cover meravigliosa. Esibizioni che hanno fatto cascare la mascella a molti. Capisco che stiamo parlando di  capolavori assoluti e che i paragoni forse sono un po' azzardati, ma se una ragazza riesce ad interpretare un capolavoro in quel modo sublime, credo che meriti qualcosa di più.Sopratutto se si tratta del suo disco di esordio. Soprattutto perché, per tutti coloro che non hanno visto XFactor, lei è una perfetta sconosciuta.

Forse se si fosse aspettato un po', si sarebbe potuto lavorare meglio sui brani, renderli ancora più adatti a lei, renderli più incisivi. In ogni caso, per essere il disco di esordio di una giovane promessa della musica italiana, non ci si può lamentare.Il disco è gradevole e soprattutto per nulla banale, sofisticato al punto giusto, profondo, con testi destinati a lasciare il segno. Insomma la qualità al primo posto, come a dire che la musica italiana non è fatta solo di canzonette e tormentoni che passano alla radio e che presto saranno dimenticate, né di canzoni smielate che parlano di amori finiti, o impossibili o disperati.

Tra i brani, oltre a Due respiri, il singolo presentato ad XFACTOR che ha da poco ottenuto il multiplatino, oltre a "Il futuro che sarà" e "L'esperienza dell'amore", presentati a Sanremo, volevo segnalare altri 2 brani molto interessanti che potrebbero essere lanciati come singoli e che sono sicuramente destinati a lasciare il segno.

Primo fra tutti "Mille passi", cantato con Fiorella Mannoia, che ha adattato il testo di un brano già esistente. Brano molto bello, intenso, che mescola armoniosamente le due voci tanto diverse quanto belle di queste due grandi interpreti.

E poi "Cuore nero", un brano in cui la scrittura di Neffa è riconoscibilissima, profondo e toccante.

TRACKLIST 
 Il Futuro Che Sarà
(F. Bianconi - L. Chiaravalli - L. Gonzalez-Alea)


L’ Esperienza dell’Amore
(F. Zampaglione - D. Zampaglione)


Cuore Nero
(G. Pellino)


Vieni con me
(D. Faini - E. Meta)


Mille passi feat. Fiorella Mannoia
(Mil pasos) Musica: A.Essertier, H. Chohra / Testo: F. Welgryn/ Testo italiano: F. Mannoia


Artigli
(S. U. Romano)


Arrendermi
(S. U. Romano)


Qualcosa da fare
(D. Mancino - D. Faini)


Quello che non sa
(G. Peveri)


Trasparenze
(Bungaro - C. Chiodo - G. Romanelli)


Due respiri
(E. Ramazzotti - L. Chiaravalli - S. Grandi)


Supereroe
(G. Cappa)


Bonus track per iTunes: L’esperienza dell’amore – alternative version

venerdì, dicembre 14, 2012

XFACTOR, Chiara Galiazzo e la musica

Una settimana fa si è conclusa la sesta edizione di XFACTOR ITALIA. Sebbene non ami molto la musica italiana degli ultimi anni (trovo che ci siano troppe canzonette banali, ripetitive, melense, prive di emozioni, un vero affronto ai grandi cantautori del passato che hanno fatto la storia della musica), sebbene detesti i talent show, spesso vittime dello show business, troppo preoccupati a fare audience e vendere spazi pubblicitari, XFACTOR fa eccezione.
Mi piace che ci siano persone competenti che vanno alla ricerca di nuovi talenti e che fanno scelte musicali a volte anche sperimentali. Mi piace anche tutto lo spettacolo che è costruito attorno ad ogni singola esibizione. Mi piace che vengano proposti brani del vasto patrimonio musicale mondiale. Mi piace a volte anche scoprire brani nuovi che non conoscevo e che invece meritano spazio.
Lo seguo per curiosità, oltre al fatto che è l'unico programma televisivo che riesca schiodare mio marito dall'inseparabile schermo del pc.  Ma quest'anno è accaduta una cosa strana, che mi ha sconvolta e che mi da molto da pensare da diversi giorni: mi sono affezionata a quella che poi è diventata la vincitrice indiscussa di questa edizione: Chiara Galiazzo.
Io, così fredda e distaccata; io che mi lascio scorrere addosso tutte le cose che non mi riguardano; io che tanto detesto il mondo dello spettacolo. Come è stato possibile tutto ciò?

Chiara è una ragazza di 26 anni, veneta, neolauerata in economia, timida, simpatica, autoironica, che ama cantare fin da quando era bambina e che nella sua vita ha ricevuto parecchi no. E' stata scartata ad Amici (per sua fortuna!), oltre che ai pre-casting di XFACTOR dello scorso anno. Ma quest'anno ha incantato tutti. Molti di quelli che oggi si proclamano suoi fan dichiarano che l'avevano inquadrata come vincitrice fin dal primo provino.



 

Già, me lo ricordo il provino. Si è presentata davanti ai giudici con un cappottino a scacchi bianco e nero, e quando l'ho vista ho pensato "Guarda, è già pronta per andarsene" (battuta che tra l'altro mi è stata rubata da Arisa che l'ha ripetuta pochi istanti dopo!). Le hanno chiesto se voleva vincere XFACTOR e lei ha risposto "Non so neanche se ora mi prendete". Sotto sotto ho pensato: eccone un'altra che va lì, tanto per provarci, senza magari avere nessun talento.Poi ha cantato, Teardrop dei Massive Attack, ed ha lasciato pubblico, giudici e me a bocca aperta. Ma guarda un po' che tipo. Sotto l'insospettabile veste di ragazza timida ed imbranata si nasconde una voce bella ed emozionante. Ovviamente è stata selezionata ed è poi diventata una concorrente a tutti gli effetti.
Eppure ancora allora non ero così certa della sua vittoria.
La certezza è arrivata alla prima puntata, quando ha cantato Purple Rain di Prince. E lo ha cantato in un modo del tutto originale, senza né imitare né rovinare questo capolavoro della musica. Una figata pazzesca, troppo troppo bella! Lì ho detto "Ok, lei ha vinto, sospendete la trasmissione, è inutile andare avanti".
Era fin troppo superiore agli altri, almeno 3 spanne sopra. Ogni esibizione era un capolavoro, un crescendo di bravura, una interpretazione fantastica. Ed ha pure cantato molti dei miei brani preferiti.Come The final contdown degli Europe (la mia canzone preferita in età adolescenziale) in una originale versione tango. Anche questa una figata pazzesca! Come  I was made for loving you dei Kiss (altro brano che adoro) con quell'acuto che spaccava. Come L'amore è tutto qui, di Piero Ciampi, canzone che immeritatamente non conoscevo e che è bellissima cantata con la sua voce soave.

Mi è piaciuto un sacco persino l'inedito, Due respiri, scritto da Eros Ramazzotti, che non è nella lista dei miei cantanti preferiti. Però mi è piaciuta la canzone, mi è piaciuta la sua interpretazione, mi è piaciuto tutto.
Si lo so, sto parlando come una fan sfegatata, non è da me! Eppure non riesco a fermarmi. Certe volte quando l'ascolto cantare mi viene da piangere. Assurdo, incomprensibile, ma vi prego non ditelo a nessuno.
Quello che mi colpisce di lei è il suo modo di essere, una specie di Dottor Jekil e Mister Hide della musica. Quando non canta è una ragazza goffa, timida, impacciata, molto simpatica, buffa e divertente, con un marcato accento veneto, che gesticola quando parla . Praticamente la ragazza della porta accanto (si lo so, battuta da luogo comune, me la potevo risparmiare, potevo essere originale, ma dai ci sta), l'amica con cui trascorrere una serata a bere una birra, a ridere e scherzare, con la quale fare shopping, con cui parlare e divertirsi. Ma quando canta cambia radicalmente, diventa seria, professionale, intonatissima, ha una voce bellissima che ti entra dentro e che ti emoziona. Non te lo aspetti, ti lascia a bocca aperta, e non sbaglia un colpo.
Ha vinto senza problemi. Ricordo la sua faccia, pochi istanti prima che il presentatore Alessandro Cattelan proclamasse il vincitore, aveva una espressione serissima, tesa, quasi preoccupata. Dopo è scoppiata in lacrime, ha ringraziato tutti, era raggiante. E come darle torto.

Da quando XFACTOR è finito io sono diventata una fan di Chiara sia su facebook che su twitter. Seguo tutte le sue apparizioni, quando posso le vedo, quando non posso scarico il podcast. Mando messaggi, leggo le chat e le opinioni di tutti gli altri fans. Lo ripeto, non è' da me. Ma non riesco a farne a meno.
La verità è che lei mi piace come persona: semplice, spontanea, ma anche con i piedi per terra, capace di credere nel suo sogno ma allo stesso tempo di costruirsi una carriera alternativa. Un po' come me del resto (anche se i miei sogni sono diversi dai suoi).
Ci ha creduto ed alla fine ha realizzato il suo sogno. Brava.

martedì, settembre 11, 2007

Carmen Consoli la cantantessa delle emozioni

La prima volta che l’ho sentita cantare dal vivo è stato nel lontano 1996. Il teatro Metropolitan di Palermo era gremito in ogni suo posto ed il pubblico attendeva con febbricitante attesa il concerto di Raf. Ma poco prima del concerto, da dietro le tende, comparve una ragazza con i pantaloni neri e la camicia verde, sola con la sua chitarra e senza neppure un palco. La riconobbi: era Carmen Consoli. Di lei si sapeva ancora poco: un apparizione a Sanremo e, nonostante il favore della critica, il successo del pubblico era ancora piuttosto lontano. Cantò 3 pezzi, con una grinta ed una rabbia in corpo impressionanti. Era come se lì davanti ci fosse l’uomo che per anni l’aveva fatta soffrire e lei le stava vomitando addosso tutto l’odio che aveva dentro. Certo che ne aveva di fegato la ragazza: non ebbe nessun timore reverenziale, non manifestò alcuna emozione nel cantare davanti ad un pubblico che stava aspettando un altro artista e tenne il palco con dignitoso distacco.

Poi nel 1998, dopo “Due parole” e “Confusa e felice”, uscì il suo terzo album, “Mediamente isterica”, e arrivò la consacrazione. L’album denunciava una certa maturità sia nei testi che nelle musiche: c’era la grinta e la rabbia di sempre, ma c’era anche una evidente femminilità ed una non indifferente sensualità che rendevano i suoi brani un mix esplosivo di passionalità e trasporto. Le parole non erano tenere, le storie che cantava denunciavano illusioni e tradimenti e le musiche erano forti e decise. Il tutto ovviamente accompagnato dalla sua voce inconfondibile e tagliente.

Non lo nego, era la mia cantante preferita. Diciamo anche che incontrò il mio favore perché a quel tempo stavo vivendo anche io una fase di rabbia esplosiva che tendeva ad uscire fuori e di femminilità che si manifestava poco alla volta nei miei stessi gesti. Sono andata a vederla cantare nuovamente dal vivo, ai Cantieri Culturali della Zisa, ed ho fatto un bagno di energia pura, assieme agli altri suoi fan.

Ma nel 1999 accadde qualcosa: il preludio alla svolta. Si presentò a Sanremo con il brano ”In bianco e nero”, dedicato alla madre e per la prima volta non c’era rabbia nei suoi testi, anzi, sembrava un ritorno sui propri passi. Questa volta Carmen non ce l’ha con qualcuno, ma anzi fa un analisi interiore del suo comportamento e si pente di tutte quelle volte in cui non ha ascoltato la madre e l’ha sentita per questo lontana. È un cambiamento radicale. Quella canzone non mi è mai piaciuta, forse perché mi aspettavo la Carmen graffiante di sempre ed invece mi trovavo di fronte ad una Carmen più rabbonita.

Quell’album, “Stato di necessità”, mostrava ancora tracce della sua rabbia in qualche brano, ma la canzone più bella, forse la sua più bella in assoluto, è “L’ultimo bacio”, colonna sonora dell’omonimo film. Una canzone struggente che parla di un ultimo bacio tra violini suonati dal vento e questa volta a tagliare l’anima è “il senso spietato di un non ritorno”. C’era una nuova Carmen adesso, una Carmen più dolce, più sensibile e più propensa ad esplorare nuove emozioni.

Nel 2002, a distanza di 3 anni dall’ultimo album di inediti, esce “L’eccezione”. È un album che non mi piace perché non mi rivedo più nei suoi testi. Carmen ha intrapreso un percorso diverso dal mio che ancora resta ancorato a retaggi di rabbia interiore che non smette di uscire. Adesso lei parla di rinunce, parla di ferite alle quali si reagisce con la malinconia mentre l’introspezione dei primi tempi oramai sembra così lontana.

Ignoro quasi del tutto l’ultimo album del 2006, “Eva contro Eva”, di cui ascolto sfuggevolmente qualche brano alla radio. Ma a marzo del 2007 Carmen Consoli approda nuovamente al Metropolitan, con un doppio concerto tutto suo e per fare felice il mio fidanzato gli regalo 2 biglietti per lo spettacolo. Eccoci di nuovo qua, al Metropolitan, come 10 anni fa, ma stavolta il pubblico è venuto per lei, per ascoltare la “Cantantessa” e per cantare a squarciagola le sue canzoni. Canta molti dei suoi brani più recenti che io non conosco e i più vecchi sono riarrangiati in chiave più teatrale. C’è poco spazio per la chitarra elettrica che un tempo faceva da padrona alla sua musica, ma questi nuovi arrangiamenti danno un’aria più “gitana” alle sue canzoni e l’atmosfera è molto bella. Lei poi è bravissima, sa tenere il palco, sa coinvolgere e soprattutto trasuda sicilianità in ogni atteggiamento. Una sicilianità che mostra con orgoglio, senza ostentazioni, senza forzature ma in modo del tutto naturale e che si fonde con la sua sensualità. È cambiata Carmen, adesso è una donna, una bella donna, e soprattutto è una grande artista.

A settembre si ripete, ma stavolta a piazza Magione, in un concerto gratuito offerto dalla Provincia. L’atmosfera è diversa da quella più raccolta ed intima del teatro, l’ambiente è più dispersivo ma lei interpreta lo stesso le sue canzoni con la forza e l’armonia che la contraddistinguono ed il pubblico numerosissimo ne resta ammaliato. Ed anche io in qualche modo ho “ricucito” il mio rapporto con la sua musica. I suoi nuovi brani non mi sembrano più così lontani da me, anzi li apprezzo e ne so cogliere le sfaccettature. Non canta più delle sua rabbia ma di storie di altre persone, storie di personaggi coraggiosi e un po’ anticonformisti (come lei), che nonostante tutto vanno avanti ed aspettano qualcosa…

Sì, il mio rapporto con la musica di Carmen Consoli si è ricucito perché Carmen Consoli canta da sempre le emozioni e ci riesce benissimo.


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lunedì, febbraio 19, 2007

Le Vibrazioni II


E pensare che sono approdati al successo con il più classico dei tormentoni, quel Dedicato a te che nella primavera del 2003 spopolava su tutte le radio e su tutti i telefonini! Una bella canzone, sicuramente, ma sembrava che due sarebbero state le strade possibili per questo gruppo: o diventare un’altra meteora del panorama musicale, approdando al successo con un pezzo “bomba” e finendo per essere risucchiati dal successo dello stesso, oppure diventare fenomeno di massa (tipo i Lunapop), destinati ad un pubblico di ragazzine innamorate delle melodie romantiche e degli artisti! Ed invece, a distanza di due anni da quell’incredibile successo, ci troviamo qui a recensire il loro secondo disco e a spendere, meritatamente, parole di elogio. Si perché il gruppo milanese de Le Vibrazioni, formato da Francesco Sarcina (voce, chitarra, autore e compositore), Stefano Verderi (chitarra), Marco Castellani (basso) e Alessandro Deidda (batteria), non si è fermato un attimo, proiettandosi di prepotenza nel mondo musicale: disco di platino per il cd singolo Dedicato a te, 2 Italian Music Awards come Miglior Rivelazione e Miglior Gruppo, Nomination Best Italian Act per gli European Music Award MTV, e tanti singoli di successo che li hanno sempre fatti essere presenti sulle radio. Ora, immediatamente dopo la loro partecipazione al Festival di Sanremo 2005 con la canzone Ovunque andrò, esce Le Vibrazioni II, un album che più del primo marca quelli che sono gli elementi contraddistintivi del gruppo.
Ancora qualche traccia di pop-rock la si ritrova nel singolo che ha anticipato il disco, Raggio di sole che gira nelle radio da poco più di un mese. Ma questo brano è un po’ l’anello di congiunzione tra il passato ed un futuro che vede la trasformazione de Le Vibrazioni in un gruppo rock vero e proprio. I brani sono molto più elaborati, il suono delle chitarre è più acido, più libero, più armonico ed i testi, oltre a privilegiare il sentimento, vertono su argomenti più impegnativi, come il disagio sociale e le problematiche più attuali. Insomma, ci troviamo di fronte ad un gruppo rock vero e proprio, come non accadeva più da anni, specie dopo la dissoluzione dei Litfiba. Certo non c’è nulla di nuovo, sia nel look che nei pezzi, perché, come è ben noto a tutti, i 4 ragazzi milanesi privilegiano lo stile anni ’70, un po’ alla Led Zeppelin, e in molti brani si ha quasi l’impressione di tornare indietro nel tempo in melodie ormai destinate solo ai più malinconici del passato. Però fa un certo effetto ascoltare il rock in lingua italiana e soprattutto da questo gruppo, figlio di un’infinita gavetta, che finalmente è approdato al meritato successo. 14 brani, più una traccia nascosta, demarcano la creatività artistica di questo gruppo destinato a durare ancora parecchio e che speriamo ci regali ancora delle perle. Restiamo allora in attesa di vederli suonare dal vivo ed essere travolti dalla loro energia e dalla loro simpatia.

TRACKLIST:
01 Aspettando
02 Angelica
03 Sensazioni
04 Raggio di sole
05 Immagina
06 Lisergica
07 Musa
08 Ogni giorno ad ogni ora
09 In un mondo diverso
10 Sanguinaria
11 Ovunque andrò
12 I desideri delle anime dannate
13 L’angolo buio
14 …E non avere paura di vivere

Articolo pubblicato su Mediatroupe